Anche in Senato i furbetti del cartellino

19.02.2016 07:43

Pare che non ci siano solo i famigerati furbetti del cartellino a trionfare qua a là per l’Italia. A questi lavativi, saprofiti e sanguisughe pare ci sia da aggiungere anche un gruppetto di frequentatori del Senato della Repubblica, diciamo frequentatori non in qualità di dipendenti. Pare, il condizionale è al momento ancora d’obbligo, che per arginare la norma che prevede una decurtazione della diaria (3500 euro al mese che si aggiunge allo stipendio) di circa 200 euro per ogni assenza che alcuni signori senatori abbiano imparato il trucco da quei proletari che fregano le amministrazioni pubbliche timbrando e andandosene via. Costoro, i senatori, pur di risultare presenti inseriscono il tesserino sul loro scranno per poi tornare a prenderlo a fine seduta il che gli garantisce di essere conteggiati presenti pur essendo magari in gironzola per Roma. A portare alla ribalta questa storia è stato il Messaggero che ha raccontato così il fattaccio: “Non sarà insomma come la brutta storia del vigile urbano di Sanremo che strisciava il badge in mutande o come i dipendenti infedeli del museo Mat a Roma, ma il risultato è lo stesso: mettersi in tasca qualche soldo in più. Per capire fino a che punto si sia diffuso il malcostume, il presidente del Senato Pietro Grasso ha incaricato il questore Antonio De Poli di fare una verifica. I controlli per la verità erano già aumentati a inizio della legislatura. Il caso però si è rivelato ben più serio di quanto si pensasse e ora ad occuparsene sarà l’intero collegio dei questori. Un’indagine interna per incrociare i dati tra presenze e votazioni”. Pare che la pratica sia così bene avviata che i commessi, come riporta il giornale romano, a fine seduta “girano tra i banchi ed è... una pesca miracolosa” per dire dei tesserini orfani e dimenticati nella fessurina. Ma in fondo perché stupirsi? Il Senato come la Camera non sono abitati da marziani ma bensì da italiani, e com’è noto gli italiani amano fare i furbetti, ammirano i furbetti e mettono in atto ogni cosa pur di fregare quello Stato che pure rappresenta tutti e che tutti, a partire da lor signori, dovrebbero sentire il dovere di difendere. Invece… Forse aveva ragione Oscar Wilde quando diceva che “è facile resistere a tutto, tranne che alle tentazioni”. E la tentazione di grattare deve essere ben forte se anche i furbetti del Senato non disdegnano. Costoro hanno però una scusante un più: diciamo che rubano per necessita. Infatti vivere con poco più 20 mila euro lordi al mese è dura per tutti. Anche per chi lavora alacremente dal martedì al giovedì. È vero che allo stipendiuccio ci sono aggiungere alcuni benefict come telefono, taxi, spese per ufficio, pasto, taglio capelli, spese mediche e dentistiche per sé e per i famigliari… Però cerchiamo di capire: stanno lavorando per noi. Chiudiamo un occhio o dissotterriamo l’ascia di guerra?


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