Appello

25.04.2015 06:37

Premessa: la storia che segue, per bizzarra che possa sembrare, è assolutamente vera. Non è né l’incipit di un film della serie “Pierino” né una commedia di Garinei e Giovannini. È un storia vera, anche se è vera solo perché siamo in Italia. Dunque, vediamo. Un signore di 97 anni, ha fatto causa all’Inps per vedersi riconosciuta una pensione di invalidità che i certificati medici legali avevano attestato gli sarebbe spettata di diritto. Per ottenere il verdetto di primo grado sono occorsi TREDICI anni, ma purtroppo a causa di una questione di pura forma relativa a un difetto di notifica del ricorso introduttivo all'Inps, la richiesta del pensionato è stata respinta e i legali hanno deciso di ricorrere in Appello che, udite udite ha fissato l’udienza per il 2018. Quindi se tutto va bene, il signore quando avrà compiuto cent’anni, tornerà in tribunale. E se qualcuno – cioè sé stesso o l’Inps – decidesse di ricorrere in Cassazione basterà augurare lunga vita al nonnino per chiudere la vertenza? Ma che cavolo di giustizia è mai questa? Naturalmente la vertenza non ha due giorni. Si trascina ormai da tredici anni, ma la sentenza definitiva non arriva. Allora, al di là di ogni aspetto temporale, viene da chiedersi: ma non sarebbe costato meno – tenuto conto soprattutto dell’età - assegnare la pensione al nonnino che pagare le parcelle agli avvocati? Il problema è sempre questo: quando lo Stato in ogni sua rappresentanza fa una causa gli avvocati li pagano i cittadini, mentre il cittadino semplice l’avvocato se lo deve pagare di tasca sua. Quindi, chi se ne frega se le cause durano decenni! A vederla così assomiglia ad una pura esibizione di arroganza derivante dall’uso del potere.  È vero che siamo nel pieno dell’era dell’ottimismo, cioè siamo in braghe di tela ma dobbiamo far finta di star bene perché ci raccontano di essere in smoking, ma a tutto c’è un limite! Da cittadini proviamo ad augurare lunghissima vita al quasi centenario, ma pur toccando ferro, temiamo, temiamo, temiamo che il giorno in cui si arriverà a sentenza definitiva la stessa rechi la formula del non doversi procedere per.... Dai, vabbè, la frase non la finiamo per augurare al tenace, longevo e battagliere signor X  ad multos annos! Ma che vergogna!


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