Assoluzione Berlusconi: l’immagine dell’Italia è ferita. Ma da chi?

13.03.2015 05:51

L’assoluzione per Silvio Berlusconi decisa dalla Cassazione è stata accolta da una serie di “ola” ai quali non si è sottratta nemmeno parte della stampa italiana. I giornali raccontano di un Berlusconi super felice e con una grinta da fare invidia ad un ragazzino. Facendo naturalmente la scrematura tra l’informazione e l’apologia estatica delle penne amiche, non si fatica a credere alla felicità dell’ex cavaliere.

Meno scontata – sulla carta e alla luce del sole – era invece che la Cassazione assolvesse l’uomo che, come riporta la Stampa “quando Berlusconi chiamò alla mezzanotte del 28 maggio 2010 il Capo di gabinetto della Questura di Milano per chiedere che la nipote di Mubarak venisse affidata alla consigliera «parlamentare» Nicole Minetti (poi condannata a 3 anni per favoreggiamento della prostituzione ad Arcore), non commise alcun abuso, pur essendo in quel momento il presidente del Consiglio”. Ma questo ormai appartiene alla storia, e la realtà è la piena assoluzione per l’uomo di Arcore.

Al momento Berlusconi rilascia poche dichiarazioni, mentre sono molto loquaci i vertici di Forza Italia e anche qualche fuoriuscito come Angelino “ballerino” Alfano o come il centrista Pierferdinado “volpino” Casini tutti pronti a riposizionarsi e forsennatamente attaccati a twitter per cinguettare il proprio pensiero e finanche l’immenso amore nei confronti della vittima dell’ingiusta persecuzione giudiziaria. Noi ci limitiamo ad accettare il verdetto, senza fare la “ola” e senza sparare contro i magistrati ma anche senza unirci al coro degli osanna nei confronti dei  giudici della Cassazione.

Silvio Berlusconi – ovviamente – non si sottrae agli osanna e tesse le lodi dei magistrati: “Archiviata anche questa triste pagina, sono di nuovo in campo per costruire, con Forza Italia e con il centrodestra, un'Italia migliore, più giusta e più libera. Ringrazio naturalmente i magistrati che hanno fatto il loro dovere senza farsi condizionare dalle pressioni mediatiche e dagli interessi di parte. Quello che in altri Paesi sarebbe scontato in Italia è una prova di coraggio e di indipendenza che merita rispetto e ammirazione”. 

Quindi l’ex cavaliere (giustamente) ringalluzzito annuncia che dopo tanto dolore e dopo tanti danni all’immagine per sé e per l’Italia a causa della parte cattiva della Magistratura, tornerà in campo. Sul danno all’immagine dell’Italia – ricordato a gran voce come in un unico coro soprattutto da Forza Italia - forse varrebbe la pena invocare il silenzio e un po’ più di compostezza. Non si tratterà di comportamenti penalmente rilevanti ma, come ha ammesso anche la difesa, quelle che Berlusconi chiamava “cene eleganti” erano in realtà dei veri fatti prostituivi. Il professor Franco Coppi, il grande avvocato e vero artefice dell’assoluzione di Berlusconi ha infatti dichiarato: “La sentenza di assoluzione ammette che ad Arcore si sono svolte cene e prostituzione a pagamento: cosa che la difesa non contesta”. Siccome tutto è trapelato all’esterno anche grazie alla loquacità del principale protagonista di questa vicenda e per la sua mai nascosta voglia di esibire il proprio gallismo, l’immagine ferita dell’Italia non va ricercata nel lavoro dei giudici, ma semmai nei fatti conclamati e appurati di un presidente del Consiglio che ha avuto, proprio mentre era alla guida dell’Italia, comportamenti  che (forse) sarebbero disdicevoli per un comune mortale, ma che non possono essere tollerati da chi ricopre cariche importanti di una nazione importante.

L’assoluzione di Berlusconi, come bene ricorda Piero Colaprico su Repubblica, va ricercata nel fatto che “secondo la Cassazione, non è certo che il leader di Forza Italia conoscesse la minore età di Ruby” e che “la telefonata di Berlusconi in Questura per far liberare una minorenne marocchina spacciandola per egiziana e nipote di Mubarak è una cosa che, sempre  secondo la Cassazione, l’ex premier poteva fare”. Essendo quindi l’Italia un paese garantista, ne è uscita una sentenza garantista. Ma per favore la si smetta di parlare di danni all’immagine per il lavoro dei magistrati.

Quindi Silvio Berlusconi tornerà in campo a 360 gradi, anche se lo farà da non candidabile per via della condanna Mediaset, a meno che all’orizzonte egli non intraveda qualche marchingegno giuridico che al momento sfugge e noi comuni mortali.

Dunque: largo ai giovani e agli immacolati.  Per l’Italia che in questo frangete ridiventa Patria del diritto – lo dice il coro degli osannati – si preannuncia una nuova primavera. Tra breve potremo ammirarne i fiori e poi assaporarne i frutti.


contatore online