Banche

05.12.2015 06:00

La cronaca nazionale ha raccontato del “salva banche”, senza spingersi troppo oltre o troppo dentro la notizia. Le banche salvate sono la Banca Marche, la Banca Etruria, la Cassa di risparmio di Ferrara e la Cassa di risparmio di Chieti. Si tratta di un’operazione da 4 miliardi. Su questa vicenda gli unici a fare un po’ di casino in parlamento sono stati Sel e soprattutto i 5Stelle – con Alessandro Di Battista in testa – soprattutto perché, come ha tuonato l’esponente del Movimento, il Governo pensa “solo a salvare le banche, a fare norme per favorire le banche degli amici, addirittura la Banca Etruria, quella dove il papà del Ministro Boschi è socio e vice-presidente, il Ministro Boschi azionista e suo fratello dipendente. Ma che paese siamo?” La cronaca però è ben più tragica, perché al salvataggio delle banche corrisponde il dramma di centinaia e centinaia di piccoli risparmiatori convinti e consigliati a comprare obbligazioni subordinate delle banche che stavano per fare il salto della quaglia. Emergono storie drammatiche. Storie di privazioni e risparmi finiti in fumo nel quasi disinteresse generale. C’è gente che ha portato allo sportello della banca del paese, quella che si chiama di territorio, quella nella quale lavora il bancario che conosci, quella che il direttore “è una brava persona” e che quindi accetti i suoi consigli. Gente, insomma, che ha portato tutto e adesso non ha più nulla. Solo un rotolo di carta straccia. Perché, com’è noto, il direttore “brava persona” sorride cordiale ma fa sempre gli interessi della banca o esegue gli ordini che i “capi”, ovvero quelli che la fanno sempre franca, gli hanno impartito. E così ecco i bei risultati: sono tantissimi i rovinati dal cosiddetto decreto salva banche varato dal Governo. Tantissime persone, soprattutto anziane, che vanno ad accrescere la schiera di coloro i quali finiscono per ingrossare le fila di una vera e propria macelleria sociale. A lasciarci le penne sono sempre i piccolissimi risparmiatori che non hanno nessuna conoscenza dei rischi che corrono. Si fidano della loro banca che spesso ha anche il nome della loro città e basta. Tuttalpiù chiedono al direttore: “Cosa mi consiglia? Siamo sicuri?”. Risposta: “Certo, tranquilli, la banca è sempre garantita!”. Poi si firmano montagne di carte che nessuno legge e solo l’uno per milione capisce e il gioco è fatto. Se va bene va bene, se va male sono cavoli amari. Esattamente come quelli che sono costretti a sorbirsi i disgraziati che sono fidati della banche adesso salvate. Sarebbe interessante scoprire quanti soldi hanno rimesso nelle loro banche i cosiddetti “consulenti finanziari” ovvero coloro che dall’interno della banca hanno regalato consigli a piene mani. Azzardiamo una cifra? Zero! Perché com’è noto la legge non ammette ignoranza e quindi se firmi sono cavoli tuoi, mente tollera, eccome se tollera,  il gioco delle tre carte. Purché a pagare sia prima il Pantalone che sottoscrive e poi i vari Pantalone ai quali il governo prende i soldi per salvare la banche. Se poi i Pantalone coincidono… Beh, fatti loro!


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