Basta il fischio del pastore e le pecorelle tornano all’ovile

04.04.2014 11:08

Nella politica attuale a trionfare è sempre una frase: prendere o lasciare. Il che parafrasando Luigi XV equivale a dire: après moi le déluge! È così per Beppe Grillo il quale bluffando sostiene che se non vince le elezioni europee lascia, ben sapendo che non le vince e ben sapendo che non lascerà, ed è così anche per Matteo Renzi e le sue riforme, che sono appunto proposte con la formula prendere o lasciare. Abbandonando Grillo e suoi annunci farlocchi, il giovane Matteo va avanti per la sua strada come un carro armato o come se fosse ancora seduto di fronte alla giunta di Firenze alla quale (pare) fosse più propenso a dare direttive che accettarne consigli.

Nel fare di Matteo c’è anche un che di sadico: pare sia in preda a godimento sublime, un godimento quasi fisico, ogni qualvolta ricorda ai senatori che devono sparire e che devono essere loro stessi a fare la magia. Le riforme proposte da Renzi, buona parte delle quali attese da anni, potrebbero dare all’Italia un assetto meno complicato ma l’imporle con la formula papale dell’annuncio “urbi et orbi” spiazza la classe politica e lascia un’ombra sulla democrazia stessa che a partire dal significato etimologico non significa  la consegna del potere nelle mani di un uomo solo.

Tutto questo, però, pare incontri il favore della gente, di quella gente normale esasperata dalla politica e dai politici arraffoni e inconcludenti. Ma il gradimento riporta in auge anche un’altra peculiarità italiana che è quella di innamorarsi dell’uomo forte o pseudo tale. È stato così anche per l’ascesa di Mussolini al potere ed è stato così in tempi recenti anche per Bettino Craxi e per il suo ventilato decisionismo. Poi abbiamo visto come è andata a finire. Chi era innamorato di Craxi è stato il primo a tirargli le monetine davanti all’hotel Raphael.

Non è il caso di scomodare la Storia per dare un’occhiata al presente. Ma se la gente vede nel politico di riferimento la figura dell’angelo sterminatore significa per davvero che è spossata o che dei percorsi democratici e del rispetto delle regole a loro poco importa. E l’agire di Renzi, che è un furbacchione da tre cotte, è davvero ispirato al decisionismo amato dal popolo e inviso alla politica tranne naturalmente i seguaci più stretti e agli osannatori a cottimo in cerca di sistemazione.

Molto probabilmente Matteo Renzi porterà a casa ciò che si era prefissato di realizzare, ormai il percorso è tracciato e non c’è al momento possibilità di interromperne la corsa. E poi perché fermarlo? L’Italia ha davvero bisogno di una svolta che la porti fuori dalle secche di un burocrazia ottocentesca e che ridisegni un assetto costituzionale più vicino ai tempi un cui viviamo. Sulle necessità più o meno tutti hanno sempre concordato. Sui percorsi da seguire molto meno. Da decenni si invocano riforme che poi sono tutte miseramente naufragate. Adesso, con l’arrivo dell’ex sindaco di Firenze, sono tutte lì abbozzate e in attesa di essere raggiunte. Ma la forza dell’uomo solo al comando – superfluo ricordarne il nome – non è solo quella datagli dal consenso popolare e dal gradimento fin qui ottenuto, ma è anche quella di conoscere per bene la classe politica italiana. Basta infatti la piccola minaccia di tornare all’urne, per far ritornare tutte le pecorelle all’ovile. Perché, come si dice sempre, anche i politici tengono famiglia e non ne vogliono sapere di tornare nel mondo reale dopo aver vissuto nelle dorate favole delle fiabesche stanze romane.

Vedremo come andrà a finire e fino a quando Matteo Renzi navigherà con il vento in poppa. C’è chi azzarda un ventennio e chi già lo vede immortale. Succede ai leader che amano avere intorno fedeli (sempre però interessati) servitori. Se l’Italia diverrà per davvero una nazione moderna e finanche più normale gran parte del merito sarà di Matteo Renzi, mentre gli italiani nella peggiore delle ipotesi provano a immaginare chi potrà essere il prossimo uomo forte con la mascella volitiva del quale innamorarsi. Italiani: santi, poeti e navigatori. E un po’ anche voltagabbana.