Bel paese

05.05.2015 05:41

Le celebrazioni per il 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri hanno avuto il suo apice nell’aula di Palazzo Madama con Roberto Benigni che ha letto il XXXIII canto del Paradiso. Prima però, da toscanaccio e forse amico di Matteo Renzi, il premio Nobel ha lanciato la sua frecciatina al giovane conterraneo: “Dante si è occupato di politica, intendeva la politica come dovrebbe essere considerata oggi, poter servire, costruire. Era impegnatissimo, ma si è fatto molti nemici per il suo caratteraccio. Del resto, si sa che i politici fiorentini hanno un caratteraccio, bisogna avere pazienza. Non gli andava bene essere guelfo, bianco o nero, né ghibellino. Voleva far parte per sé stesso, fondare il partito personale di Dante, insomma una specie di Pd dell’epoca”. L’anniversario del sommo poeta ci ha fatto ricordare che alcune delle frasi che sono entrate nel nostro parlare comune arrivano direttamente proprio dalla Divina Commedia. Così, nel giorno in cui l’Italicum (il famoso renzellum) viene approvato alla Camera con i voti della sola maggioranza del Pd torna in mente il “bel paese”, che spesso è utilizziamo come sinonimo d’Italia. Dante lo cita nel Canto Trentatreesimo dell’Inferno laddove scrive del bel paese là dove 'l sì suona”. Un versetto che ben s’addice alla contestata approvazione della legge elettorale che ha visto l’Aventino delle opposizioni, ma a trionfare è stato il “suono” del “sì” che ha prevalso tra i pulsanti dei deputati della maggioranza del Pd. Quindi? E quindi ci soccorre ancora Dante con un’altra frase della Divina Commedia in uso nel linguaggio quotidiano: stare freschi. Dante scrive che in quel luogo dell’Inferno “i peccatori stanno freschi”. Noi, invece, fuor di Divina Commedia e fuor di metafora, stiamo freschi nel senso che se tutto va bene finiamo male. Speriamo solo di non cadere dritti dritti nell’Inferno a forza di pensare sempre così male


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