Bighellona

05.02.2016 06:30

Certo che la giustizia italiana, naturalmente quella esercitata in nome del popolo italiano, spesso ti regala perle così rare che sarebbero da rinchiudere in cassaforte. Blindata a tripla mandata, per evitare che ne esca la vergogna. Apprendiamo con un certo stupore misto a ilarità quando veniamo a sapere che un giudice ha deciso il rinvio a giudizio per una donna con una’accusa gravissima:  non prepara manicaretti al marito e non pulisce la casa. Un reato diciamo da trent’anni, se accetta il rito abbreviato. Se qualcuno pensa che sia una bufala figlia del clima di carnevale si sbaglio di grosso. Il fatto è successo dalle parti di Latina (Lazio, Italia) dove il giudice per l'udienza preliminare ha deciso di rinviare a giudizio una donna di quarant’anni con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, dando seguito così alla richiesta del sostituto procuratore Gregorio Capasso che ha condotto le indagini. A denunciare questa incallita delinquente è stato il di lei consorte stremato dal fatto di arrivare a casa e trovare il tavolo vuoto e la polvere sul televisore del salotto. Di fronte ad un reato così grave cosa poteva fare il giudice Mara Mattioli se non rinviare a giudizio la bighellona? Cosa rischia adesso la donna? Più o meno dai due ai sei anni di galera perché alla pelandronite cronica la reproba era solita aggiungere anche qualche maltrattamento verbale nei confronti del proprio cucciolotto marito nonché di respingere il medesimo fuori dal talamo coniugale. Certo che se al pover’uomo fosse passato per la testa di farsi pranzo da solo e nei week end prendere in mano lo strofiniaccio tutto si sarebbe risolto. E poi magari salutare la mogliettina e ritornarsene dalla mamma o provare a cercarsi un’altra donna. Niente, integerrimo. Di fronte ai soprusi si ricorre alla giustizia. Perché come cantavano i Nomadi nel 1973 “sei nei guai ricorri a lei - vedrai vedrai - non sbaglia mai - spina del delinquente - rosa per l'innocente - tu abbi fiducia- perché - c'è Mamma Giustizia per te - tu vai tranquillo non chiederti perché - Mamma Giustizia ci pensa da sé…”. Per restare in tema vale la pena ricordare che canzone è stata la colonna sonora del film: “No, il caso è felicemente risolto” con . Tornando a bomba altroché delitti atroci, frodi e furti, rapine, femminicidi e violenze…Una corte austera, dopo un giusto processo, dovrà sentenziare su questa cosa che a noi profani della giustizia suona spassosa, ma sappiamo che la giustizia è cosa serissima e che in nome del popolo italiano non guarda in faccia nessuno. Ma proprio nessuno. E pensare che a volte per la giustizia – parliamo ovviamente in senso lato e non in riferimento al fatto in specie - basterebbe così poco per essere giustizia vera: sarebbe sufficiente mettersi davanti ad uno specchio e provare a resistere dal non ridersi addosso per almeno 5 minuti. Se si resta seri si può procedere con il rinvio a giudizio. Altrimenti…


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