Cambiano i protagonisti, restano gli italiani

20.12.2013 07:58

Le proteste che hanno scosso l’Italia in questi giorni, scremate da alcuni eccessi, da personaggi ambigui e da infiltrazioni di varia natura, hanno evidenziato in forma eclatante un malessere che da anni ormai era evidente a tutti, tranne forse alla classe politica. La nascita dei Forconi e di altri raggruppamenti sorti qua e là più o meno spontanei hanno fatto da detonatore al malcontento e al dilagante disprezzo verso tutto ciò che è Istituzione. Le avvisaglie c’erano tutte. Perfino il successo strepitoso alle elezioni politiche di Beppe Grillo è stato in parte sottovalutato. E così dalle elezioni di febbraio in poi è stato tutto un susseguirsi di proteste che sono andate via via montando.

Tutto ciò è accaduto mentre la politica per così dire tradizionale ha continuato a macinare parole, a godere di privilegi urticanti che sono uno schiaffo alla vita dei normali cittadini, a concionare nei talk-show con finte zuffe e commedie da avanspettacolo. In sostanza la politica ha risposto al popolo più o meno con la frase attribuita a Maria Antonietta d’Asburgo Lorena: «Se il popolo non ha il  pane, mangi le brioche!»

La protesta, quindi, è ormai all’ordine del giorno e coinvolge non solo i cosiddetti forconi che appaiono già un po’ spuntati per l’eccesso di protagonismo di alcuni Masaniello presenti al loro interno e per l’infiltrazione di elementi svelti a far cagnara sempre, ovunque e in ogni occasione. La protesta, dicevamo, è ormai incanalata anche in parte della politica. Sia il Movimento 5 Stelle sia la Lega Nord, su piani naturalmente ben diversi, non fanno mistero di ergersi a paladini dei bisogni del popolo e di fare della lotta al sistema il loro vessillo. Con quali esiti e con quali risultati non è dato al momento di sapere.

Ciò detto il malcontento non è da sottovalutare né da banalizzare. Ma, attenzione, a non buttare via il bimbo con l’acqua sporca. Gli slogan di questi giorni, con in testa il famoso “tutti a casa” hanno trovato naturalmente consenso, ma è sul dopo che rimangono dubbi e non sono arrivate risposte se non un elenco di sogni irrealizzabili e buoni solo per scaldare la gente utilizzando il loro malcontento. Quindi nessuno ha dato risposte a chi provava a chiedere: e poi che fare? Chi governa una Nazione complessa come l’Italia? Basta, “tutti a casa” e poi crepi Sansone con tutti i Filistei.

Noi, come Italiani, siamo sempre stati fin troppo propensi a farsi incantare dalle sirene dell’antistato e dai sogni elargiti a piene mani dai capi popolo di turno. Gli esiti, a partire dall’ascesa del fascismo, sono lì a ricordarcelo. Quella che stiamo vivendo è una crisi che parte da lontano e che è stata acuita dalla recessione mondiale in atto almeno dal 2009. In Italia ha colpito più duro perché ci portavano appresso i risultati di un malgoverno che ha avuto il suo apice negli anni settanta-ottanta con una dissennata politica del pentapartito e con l’opposizione a far casini  fatta di elargizioni e regalie al popolo. Si sono inventati di tutto per acquisire il consenso: pensioni fasulle, opere faraoniche mai finite, contributi per progetti a dir poco bizzarri, assunzioni spropositate da parte delle partecipazioni statali e via dicendo.  Una politica dissennata, e questo va detto, che ha trovato l’humus fertile in un popolo portato tradizionalmente a considerare lo Stato alla stregua di una mucca da mungere con la scusante che tanto rubano tutti a partire dai politici.

La colpa di questo fascio va ascritta solo a chi ha dato? Oppure, in parte, anche a chi ha chiesto ben sapendo di non averne diritto? La crisi, spiace constatarlo in questo momento di fame e disagi veri, è anche la conseguenza di ruberie e regalie messe in atto con il tacito assenso tra chi chiedeva e chi dava generando in questo modo un buco finanziario che è stato scaricato sulle attuali e sulle future generazioni.

In Italia nessuno paga per queste cose. Non pagano i medici che hanno certificato le cecità fasulle e non paga chi si è fatto tramite del malaffare. Eppure sarebbe così semplice porre fine per sempre a questo vezzo malefico dell’avere il NON dovuto. Per le certificazioni fasulle basterebbe radiare per sempre il medico palesemente incapace, a meno che nel frattempo al pensionato non sia successo un miracolo da attribuire al sovrannaturale,  e assieme al camice bianco radiare dai pubblici uffici anche il raccomandatore onorevole o senatore che sia.

Così come andrebbero radiati e per sempre dalla gestione della cosa pubblica tutti quei politici che hanno finanziato opere fasulle (strade, carceri, ospedali, stadi, alberghi) che hanno ingoiato centinaia di milioni di euro e ora sono lì come monumento allo spreco a ricordarci i lestofanti che NOI abbiamo mandato a governarci. Basterebbe estromettere dalla vita pubblica chi ha fregato il prossimo – come è appurato hanno fatto molti consiglieri regionali - appropriandosi  del denaro pubblico per fini schifosamente personali.

Quindi, magari mentre ci si trastulla sulla formula della nuova legge elettorale che pure serve come il pane, servirebbe una leggina per mandare a casa i ladri e i medici incapaci e, per par condicio, togliere ogni prebenda oltre a pretendere il reso del maltolto anche dai ciechi che guidano l’auto e dagli storpi che giocano a calcetto.

Ecco queste sono le utopie alle quali siamo costretti a guardare per sperare di non essere infilzati dai forconi del tanto peggio tanto meglio. Non sappiamo come andrà a finire. In alcuni di noi illusi resta la speranza che qualcosa in meglio possa cambiare (in peggio è più difficile) anche se la speranza sarebbe più robusta se noi, nel bene e nel male, non fossimo italiani. “Governare gli italiani non è difficile, ma inutile”: questa frase è attribuita a Benito Mussolini ed era stata riportata da Giulio Andreotti nel libro “Governare con la crisi” pubblicato nel 1991. Pare attuale anche oggi. Passano gli anni, cambiano i protagonisti, restano gli italiani. E, purtroppo, i loro governanti.