Camicie

20.11.2015 06:47

Secondo la consueta bravura e la micidiale sintesi di quelle quattro parole che compongono la sua rubrica quotidiana sul giornale La Stampa di Torino “Jena”, al secolo Riccardo Barenghi, ieri scriveva: “E’ ora di dire basta a questo terrorismo, che peraltro ci sta distraendo dalle cazzate della politica italiana”. In effetti le cazzate della politica italiana non sono mancate neppure in questi giorni cupi, segno che per alcuni soggetti non esistono né medicine né corpi speciali per combatterli. Ma, in questi giorni cupi, non solo la politica in senso lato ha continuato imperterrita a fare quello che sa fare meglio, ovvero sproloquiare in Tv, anche la Giustizia, sempre in senso lato, non si è fatta mancare nulle ed ha continuato ad arrotolarsi su sé stessa nei secoli dei secoli fedele. Una notiziola di quelle leggere leggere, che non ha meritato nemmeno un articolo di spalla ma solo un taglio basso ci racconta una storia che sarebbe incredibile in ogni nazione normale, ma che da noi l’unica normalità che si riscontra è la norma di  queste cose che accadono sia i giorni pari sia quelli dispari. Pur senza entrare nel merito della vicenda che ha sua base nella politica degli anni ’90 apprendere che il gup di Bergamo Tino Palestra ha deciso il non luogo a procedere nei confronti di 31 militanti della Lega Nord in camicia verde appartenenti alla cosiddetta  “Guardia nazionale padana” a vent’anni dall’inchiesta è cosa comica ancora di più degli atteggiamenti comici che spesso hanno accompagnato le gesta di queste guardie da polenta e spezzatino. Nell’inchiesta, nata nel 1996, figuravano anche i big del partito di allora: Umberto Bossi, Roberto Maroni, Francesco Speroni, Roberto Calderoli, Mario Borghezio, Giancarlo Pagliarini e Marco Formentini subito prosciolti perché deputati e senatori in quanto, anche loro in camicia verde, avevano agito nell’ambito della insindacabilità delle condotte degli imputati parlamentari. A parte i due pesi e le due misure (Domanda: ma non siamo tutti uguali di fronte alla legge?) è la vicenda giudiziaria di quei 31 combattenti a suon di applausi a lasciare di stucco. Qualcuno sa dire dove sta la razionalità di una Giustizia che tra rinvio a giudizio, eccezioni di incompetenza territoriale e rinvii vari ci mette vent’anni a mettere la parola fine alla vicenda, quando il fatto in sé poteva essere liquidato con un “smettetela di giocare ai soldatini e concentrativi sulle tavolate a base di polenta e osei”. Perché senza voler canzonare nessuno, solo menti corrose da codici e codicilli potevano scorgere atteggiamenti eversivi in questi figuranti da manifestazione leghista. Sarebbe bastato salire una volta a Pian del Re (località in provincia di Cuneo) durante il sacro rito dell’Ampolla dell'acqua prelevata alla sorgente del dio Po con tanto di Guardia Padana schierata per dormire sonni tranquilli e lasciare che la magistratura si dedicasse a cose ben più serie. Invece, pare, che quando c’è da giocare ai soldatini i protagonisti non mancano. Pazienza. E adesso che è tutto finito perché non organizzare per tutti una bella tavolata a base di polenta e osei?

 


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