Che pena quando anche la morte finisce per alimentare i talk show

30.10.2015 07:03

Non voglio entrare nel merito della vicenda di Francesco  Sicignano, il pensionato di Vaprio d’Adda che il 20 ottobre scorso ha ucciso un ladro entrato in casa sua di notte. Non entro del dibattito sulle armi né sulla legittima difesa. Da cittadino lascio che sia la Magistratura a decidere sul fatto e mi limito ad osservare la politica che sguazza sulla vicenda per meri interessi di bottega. Però una cosa voglio dirla: tutta questa esposizione mediatica del pensionato mi da fastidio. Così come mi ha lasciato basito vederlo sul balcone a salutare la gente in strada sotto casa sua come se fosse una star. Non mi piace. Non mi è piaciuto il suo intervento a Domenica Live, il programma domenicale condotto da Barbara D’Urso su Canale 5 e il botta e risposta tra Sicignano e Piero Sansonetti, direttore del “Garantista”, con il pensionato ad insultare più volte in diretta il giornalista. Sarà stata la tensione nervosa, ma queste cose non possono diventare la quotidianità della comunicazione e non appartengono ad una società civile fatta di valori, di regole, di leggi  e di principi morali. No, queste cose non mi piacciono perché siamo di fronte alla morte tragica di un ragazzo di 22 anni, albanese, che seppure se la è andata a cercare è pur sempre una vita spezzata di fronte alla quale sarebbe meglio tacere. Perché allora trasformare tutto in spettacolo o avanspettacolo? Il pensionato ha la colpa di aver accettato gli inviti delle Tv e di aver risposto alle richieste di interviste dei giornali. D’accordo, i media fanno il loro lavoro, ma a volte i protagonisti di simili fatti di cronaca se rimanessero in silenzio renderebbero un servizio migliore alla giustizia e al trionfo della verità. In una delle varie uscite mediatiche Francesco  Sicignano ha sostenuto:  "Ho deciso che non posso più addormentarmi la notte: devo vegliare su mia moglie, sulla nostra sicurezza, su quella della mia famiglia. Penso a quello che è successo: togliere la vita a un uomo non è qualcosa che si fa a cuor leggero. E chi mi ha dipinto come uno sceriffo dal grilletto facile è perché ha il lusso di non sapere quel che si sente in quegli attimi che hanno cambiato per sempre tutto nella mia vita. Quando chiuderanno le indagini potrò essere più esplicito. La dice lunga però il fatto che vengo sostenuto anche dal 75% degli spettatori di Sky, che non è certo una rete di sinistra”. Ecco: possibile che anche la morte di un giovane diventi una cosa di destra o sinistra, mentre da qualunque parte la si guardi è solo una tragedia? E che senso ha affermare in un contesto simile, come ha fatto Sicignano, che “noi italiani siamo un bravo popolo però purtroppo siamo amministrati da un branco di idioti?” Sono queste cose che mi lasciano basito, perché di fronte alla morte e magari al dolore sincero dei genitori del ladro albanese Gjergi Gjoni è meglio stare in silenzio. Non sto dalla parte del ladro: come ho scritto altre volte sto dalla parte della Giustizia e aborro lo spettacolo che va in scena di fronte alla morte. Il silenzio a volte non solo è d’oro è anche questione di umanità e forse anche specchio di quella filosofia morale che è sovente travolta dagli istinti più beceri.


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