Compagni

22.03.2015 06:06

Dopo aver fatto l’impossibile per regalare il Pd a Matteo Renzi, le minoranze del partito nato dalla fusione a freddo di ciò che era stato il vecchio Pci e la vecchia Dc, provano a rialzare la testa ma ormai i loro canto è come un abbaiare alla luna. Nonostante ciò ha fatto un certo effetto sentire Massimo D’Alema personaggio  sanguigno e non si sa quanto democratico nei rapporti con la truppa, accusare Matteo Renzi di gestisce «un partito a forte posizione personale e con un carico di arroganza». Naturalmente la frase ha armato le lingue taglienti sparse qua e là nell’arcipelago piddino e sono iniziate subito le sciabolate e finanche qualche bel colpo di machete. Il più lesto di tutti a rispondere è stato il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini che si è premurato di far sapere ai riottosi compagni di viaggio che "Matteo ha stravinto, accettatelo”. Un tempo si diceva fratelli coltelli. Poi c’è stata l’evoluzione della specie e adesso sono rimasti solo i coltelli. Mentre andava in scena questa specie di redde rationem dal vago sapore di giudizio finale, qualche centinaio di chilometri più a sud papa Francesco tuonava con vigore contro la “spuzza” della corruzione e del malaffare, ma soprattutto raccomandava la città del Vesuvio a san Gennaro affinché ci mettesse una pezza attraverso un miracolo dei suoi. Senza voler mischiare il sacro con il profano, pensiamo che in fondo per un santo non sarebbe neppure così difficile fare il miracolo. Molto più difficile è invece far quadrare i conti all’interno del Pd sempre più alle prese con la sindrome masochistica del Tafazzi, ovvero quel personaggio che traeva un insano godimento battendosi forsennatamente una bottiglia sui genitali. Qui il miracolo di un santo non basta più. Niente da fare. La pace nel Pd è troppo anche per un esperto di miracoli come san Gennaro. Per certe cose dovrebbe scendere in campo direttamente il “principale”. Con il rischio non secondario di sentirsi chiamare “collega” da un certo Matteo che va per la maggiore. Meglio lasciare i Tafazzi al loro destino. In fondo perché scomodare il padreterno e i santi quando si ha a portata di mano la gloria di colui che tutto move e tutto puote? Compagni: fatevene una ragione, lo consiglia anche Dante Alighieri.


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