Corruptissima Republica plurimae leges

09.01.2015 06:22

Il premier Matteo Renzi, come un cavaliere medioevale senza macchia e senza peccato, ha annunciato al mondo che la misteriosa manina che ha inserito la norma “salva Berlusconi” nel decreto fiscale approvato dal Governo la vigilia di Natale era la sua. Nessuno in Italia aveva dubbi in proposito. Chiunque abbia anche solo una lontana conoscenza delle faccende romane, sa bene che al governo non si muove foglia che Matteo non voglia. La sua dichiarazione è stata volutamente un atto da “cavaliere”, non nel senso del cavaliere per antonomasia,  ma proprio come “il capo coscienzioso” che annuncia al mondo di prendere su di sé tutte le responsabilità di ciò che accade nei suoi paraggi anche se le colpe sono dei sottoposti. Non è il caso in questione, ma per intanto il beau geste è lì a dimostrare il coraggio e la responsabilità di un leader che si crede, per l’appunto, un cavaliere senza macchia e senza peccato.

Gesti, manine, cavalieri e quant’altro nulla tolgono alla “porcata” che hanno provato far passare nei giorni del Natale. Com’è noto la norma truffaldina avrebbe cancellato di colpo la condanna a Silvio Berlusconi seppur la stessa sia definitiva e passata in giudicato, e avrebbe veicolato l’ennesimo condono fiscale nemmeno tanto mascherato. Avrebbe aiutato nel contempo un bel gruppo di evasori a nove zeri, che non sono da confondersi con l’omino che sbaglia la compilazione della denuncia dei redditi. Eppure le vergini del coro, di destra e di sinistra, hanno affermato all’unisono che fermando la norma incriminata e ritardando l’iter del decreto a pagare sarebbero stati i tanti piccoli e indifesi cittadini che hanno problemi con il fisco. Già, il loro pensiero principale è il cittadino con le sue esigenze e i suoi problemi...

A questo proposito vale la penna leggere l’intervento che l’ex magistrato Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, ha scritto sull’argomento (link dell’articolo). Si tratta di uno scritto altamente istruttivo.

Ciò che la lasciato basito chi scrive queste note così come altre migliaia di cittadini italiani è stato l’assistere alla scollacciata commedia all’italiana messa in atto non appena è stato scoperto il trucco delle tre carte. Per giorni e giorni nessuno ha saputo di chi fosse la pensata diabolica né chi ci fosse attaccato alla manina. Per giorni e giorni sono state fatte circolare tante menzogne al solo scopo di intorbidire un po’ le acque. Più che di fronte ad un atto del governo della Repubblica Italiana si è avuta come l’impressione di trovarsi nel bel mezzo di una commedia di Alvaro Vitali del tipo “Pierino colpisce ancora” tanto in voga negli anni ‘ottanta. Ma, a differenza di Pierino, qui non c’è proprio nulla che fa ridere.

Di fonte a tanta sfrontatezza è saltata subito  agli occhi la propensione inciucesca che per tanto tempo aveva segnato la Prima Repubblica e che si pensava fosse sparita con l’avvento al potere di una nuova generazione di governanti. Invece, come si dice, l’inciucio è vivo e lotta insieme a noi! Ciò che è successo la sera di Natale la dice lunga sul famoso (o famigerato?) patto del Nazareno di cui gli unici custodi sono Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

La partita è finita con la scoperta della norma salva Berlusconi? Assolutamente no. Troveranno altre occasioni e ci riproveranno fino a quando l’inciucio sarà trasformato in legge dello Stato.

Scrive Ferdinando Imposimato in chiusura del succitato articolo: “Le leggi non possono essere partorite da legislatori  che tutelano interessi particolari e non  generali. Negli ultimi anni il  governo ha  esercitato  il  potere in nome della legge e mediante ordini travestiti da leggi.  Le  leggi sono state sciupate per  inflazione,  cattiva qualità, perdita di certezza e perdita di generalità. Una pletora di leggi che le ha svalutate. Corruptissima Republica  plurimae leges. In una corrottissima Repubblica  ci sono molte leggi, diceva Tacito. I cittadini hanno bisogno di poche leggi , senza trucchi e senza favori, solo così si tutela uno Stato in cui il bene di tutti garantisce  la  salvezza di tutti. Se tutta la nazione  è prospera, arreca ai privati  più vantaggi che se  è  fortunata in ciascuno dei suoi cittadini, ma va in rovina nel suo complesso, come sta accadendo oggi in Italia”.

Per molti l’avvento alla guida della nazione di una generazione giovane ha rappresentato una grande speranza. Per molti quella speranza si è trasformata presto in delusione.

 

 


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