Dalla singolar tenzone, alla singolar minzione

12.06.2015 06:48

Ogni volta che escono intercettazioni telefoniche o ambientali viene da chiedersi se i cosiddetti potenti finiti “attenzionati”, tanto per usare un termine da poliziotto, siano più sciocchi o si sentano così onnipotenti, irraggiungibili e naturalmente inaffondabili dal dire di tutto e di più sia al telefono che nei conciliaboli del malaffare. Forse la verità è ancora più banale: il credersi onnipotenti porta costoro a comportarsi come mariuoli da taverna. L’ultimo scandalo – ma non è mai l’ultimo, perché in Italia su questo versate è sempre in divenire – che ha visto coinvolto un eminente (per carica ricoperta) personaggio del Nuovo Centro Desta e membro del governo come Antonio Azzollini, presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, a questo proposito fa ridere e allo stesso incavolare di brutto. Ciò che i giornali hanno raccontato della vicenda è già da brividi, ma la frase che ha trovato più attenzione sulla stampa nazionale ed internazionale  di questo scandalo che vede al centro di tutto la Casa di cura Divina Provvidenza è quella rivolta a due suore dal senatore finito sotto inchiesta e pare prossimo all’arresto: “Da oggi in poi comando io, se no vi faccio la pipì (parola ingentilita) in bocca". Tralasciando i valori cristiani, il senso della famiglia e tutto ciò che fa morale nei partiti che arrivano dalla vecchia Dc e mettono nel simbolo la croce che è l’immagine assoluta di cristianità è proprio questa affermazione così inutilmente volgare; un’affermazione che farebbe ribrezzo dappertutto, ma lo fa ancora  di più proprio perché è stata proferita nei confronti di due religiose che sono anche le massime responsabili della Congregazione delle Ancelle. Naturalmente il lessico da taverna non può trovare giustificazione per il fatto che le stesse siano poi finite ai domiciliare nell’ambito dell’inchiesta. Questa ennesima storiaccia di ruberie ai danni dello Stato che forse passerà alla storia per la minaccia di fare minzione tra i denti delle suore, offre ben altri spunti su cui riflettere se, come scrivono i magistrati, il crac ai danni della Casa di cura Divina Provvidenza ammonta a circa 500 milioni. A questo si aggiunga il fatto che, sempre secondo gli inquirenti, “i nobili principi ispiratori della venerabile missione avviata dal Padre Fondatore don Pasquale Uva ormai non sono altro che un lontano ricordo”. Come dire? Non c’è più religione! Così come dalla singolar tenzone in voga nei duelli d'onore nel Medioevo, si è passati alla minaccia della singolar minzione! Il mondo si evolve, cambia. Dai cavalieri senza macchia e senza peccato, alle macchie e ai soverchi peccati dei seguaci di Alì Babà, quello dei quaranta ladroni che poi hanno figliato, figliato, figliato…

 


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