Emergenza

08.06.2015 06:57

Si dice sempre “emergenza migranti”, perché le parole sono quelle che sono e spesso è anche difficile trovare quelle giuste per far passare un pensiero. Emergenza ormai non lo è più, almeno non nel senso classico del termine perché riesce difficile pensare all’arrivo dei migranti come ad un momento critico al quale fare fronte come si conviene ad una “cosa” passeggera. Di fronte ai numeri di questa sorta di umanità alla deriva non si sa più come definire ciò che accade e soprattutto trovare una soluzione definitiva che non sia quella dell’affondamento dei barconi (magari qualcuno carico per dare l’esempio!!) vagheggiato da qualche mente malata. Le statistiche dicono che dall’inizio dell’anno sulle coste italiane sono sbarcati in oltre 50 mila. Dei morti non si hanno dati certi, ma sono in numero così elevato anche se non fa più notizia né pare indigni molto chi dovrebbe quanto meno per cultura e religione provare vergogna. Negli ultimi due giorni alla deriva se ne sono contati oltre 4000 che sono in parte in attesa di essere posti in salvo mentre secondo il quotidiano inglese Guardian, “in Libia ci sarebbero tra 450.000 e 500.000 migranti che attendono il momento di prendere il largo su carrette del mare alla volta dell'Europa”. È chiaro che così non può continuare così come è altrettanto chiaro che l’Italia non può essere lasciata sola. Purtroppo questa sorta di esodo biblico finisce – come si è visto in questi giorni – per scatenare i peggiori appetiti e la parte più  spregiudicata della politica che parla tanto per non dire mai nulla. In questo filone si è inserito anche il governatore della Lombardia Roberto Maroni che con tono inutilmente intimidatorio ha minacciato di tagliare i fondi  regionali a quei sindaci che dovessero accogliere i migranti. Una minaccia che sa tanto di propaganda politica tanto che il premier Matteo Renzi, dopo aver ricordato che le norme sono state approvata dal Governo di cui Maroni era figura di primo piano, l’ha bollata come demagogica. Ma il problema non sta nelle schermaglie politiche di casa nostra, che spesso farebbe meglio a vergognarsi più che a parlare. Anche perché fino al momento in cui TUTTA la politica non saprà fare pressione sull’Europa e pretendere dall’Europa una condivisione reale del problema non se ne verrà a capo. Continueremo a parlare di esodo biblico, di emergenza, di traffici e sfruttamento, di minacce vergognose mentre il mare – che non chiede nulla in cambio – continuerà a fornire un’abitazione perenne per tanti disgraziati. Non si scambi questa breve nota per un atto “buonista” a prescindere. Né per chi intende caldeggiare un’accoglienza senza regole. Non è così. Nella piccolezza infinitesimale di questo spazio è solo una richiesta di aiuto a quella politica che sa dividersi su tutto, e nel tutto è vergognosamente compreso anche questo impunito commercio di carne umana.

 

 

 


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