Game over

21.04.2015 06:47

Se non si trattasse perlopiù di politici navigati ciò che Matteo Renzi riserva ad alcuni sui compagni di viaggio sarebbe passibile di mobbing. Non passa giorno infatti che l’enfant terrible prenda a schiaffoni qualcuno dei “suoi” o, se proprio non ne ha tempo e voglia, cede l’incombenza a qualche fedele esecutore di ordini. Purché si meni, e si meni di brutto. Ultimo atto di questa sorta di persecuzione riguarda alcuni componenti della minoranza Pd presenti nella commissione Affari Costituzionali della Camera. Questi si ostinano a non seguire in toto le indicazioni loro pervenute? No, problem. Renzi li sostituisce con qualche deputato della folta schiera degli “usi ad obbedir tacendo”. E pensare che i probabili rottamati della commissione Affari Costituzionali non sono dei peones qualsiasi, ma gente di primo piano nella variegata galassia Pd come l’ex segretario Pierluigi Bersani (il più bastonato e deriso in assoluto, diciamo la vittima preferita del premier), gente come Alfredo D'Attorre, Rosy BindiGianni Cuperlo e Barbara Pollastrini tanto per citare i primi che vengono in mente. Eppure costoro si fatti in quattro per portare in dono come tanti re Magi il partito a Renzi. Le hanno inventate tutte, ma proprio tutte per far sì che il giovane rampante primo ministro e segretario del partito si mangiasse in un solo boccone l’intero Pd che proprio i rottamati hanno fondato mentre Renzi scorazzava ancora in bicicletta per Firenze. Ormai la storia si è chiusa, anche per colpa loro. Dai, su, diciamolo: fanno anche un po’ tenerezza per la costanza con la quale si offrono al martirio pur capendo che per loro ormai è arrivato il tempo del game over. Sia chiaro: forse hanno più ragione loro a lamentarsi che Renzi a menarli, ma ormai è tardi. Non possono nemmeno sperare di andare al voto perché in quel caso scomparirebbero del tutto dalla scena politica, mentre adesso si aggrappano ancora a quel filo di voce che resta loro. Sono all’angolo, anzi si sono fatti mettere all’angolo in un soffio da Renzi, mentre loro si trastullavano sul sesso degli angeli. L’allontanamento dalla Commissione è forse l’ultimo atto che Renzi fa loro trangugiare. Si chiude una storia. Una storia anche gloriosa. Forse i “vecchi” immaginavano per loro un finale diverso. Diciamo un’uscita di scena meno drammatica e farsesca. Ma avevano fatto i conti senza l’oste. E se l’oste si chiama Renzi, il calice da bere non poteva che essere amaro. L’amarissimo che non fa benissimo.


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