Gelato

04.10.2015 07:14

E così anche la prelibatezza di Grom lascia l’Italia per approdare alla corte di Unilever. Per chi non lo sapesse Grom è un marchio di gelato artigianale made in Torino inventato nel 2003 da due ragazzi poco più che trentenni i quali, dopo aver aperto una gelateria artigianale nel capoluogo piemontese, sono sbarcati in mezzo mondo puntando tutto sulla qualità. Oggi la gelateria Grom (dal nome di uno dei due proprietari Federico Grom l’altro è Guido Martinetti) fattura 27 milioni di euro ed ha negozi d’eccellenza in 45 punti vendita in 35 città italiane e sette gelaterie all'estero (Dubai, Jakarta, Hollywood, Malibu, New York, Osaka e Parigi) e oltre 600 dipendenti. Ebbene, anche se gli ormai ex proprietari continueranno ad occuparsi del loro gelato, la Grom parlerà olandese. Tecnicamente, almeno all’inizio, cambierà poco ma per intanto la Grom non sarà più italiana, per non dire piemontese. Spiace moltissimo quando un’azienda nata dalla fantasia, dal coraggio e dall’intuizione geniale di ragazzi giovani, raggiunto il successo viene portata via. Non si conosce la somma versata da Unilever ai proprietari, ma loro hanno spiegato che per crescere ulteriormente avevano bisogno di un colosso alla spalle. Sarà, ma per chi considera le italiche eccellenze come cosa di cui andare fieri il vedersele scippare fa sempre un certo effetto. La Grom, suo malgrado è finita anche in politica, anzi in una polemica politica, grazie a Matteo Renzi. Ricordate l’immagine del premier che si era fatto portare un carrettino con i gelati per sbeffeggiare l'Economist che lo aveva ritratto con un gelato in mano a bordo di una barchetta fatta con una banconota da 20 euro? Ebbene il carrettino era di Grom e il premier si è gustato il gelato in favore di fotografi. Come dire: canzonatemi pure, ma intanto noi abbiamo le eccellenze che voi inglesi vi sognate. Era, ed è, proprio così. Ora la Grom ha seguito la strada di Riso Scotti, Chianti, Pasticceria Cova, salumi Fiorucci, Parmalat,  Locatelli e San Pellegrino per non parlare della moda come i marchi Gianfranco Ferré, Gucci, Brioni e Pomellato e Valentino o della mitica Ducati, passata sotto l’Audi Cup per 860 milioni di euro tanto per citare solo alcuni casi. Cosa ci resta? Il Martini e la Nutella Ferrero.  E Matteo Renzi, ma non rientra nelle desiderata dei gruppi esteri. Oggi siamo tristi per la Grom che ci lascia e ci viene in mente il povero Gipo Farassino, lo chansonnier di Torino che cantava:  “Ciau Turin, mi vadu via, vad luntan a travaié”. (Ciao Torino, io vado via. Vado lontano a lavorare). Certo fa proprio uno strano effetto pensare alla prelibatezze ed alla genuinità dei gelati Grom con gli zoccoli olandesi e le treccine bionde. Bòja fàuss, ciau Turin…


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