Genere

24.08.2015 07:14

C’è chi ritiene la norma sulle cosiddette “quote di genere” una grande conquista e chi pur riconoscendo pari opportunità per tutti e senza steccati di sorta non ne è così entusiasta. Personalmente appartengo alla seconda categoria per il solo fatto che da sempre ritengo il merito sempre preminente rispetto al genere, e soprattutto perché le donne – che si ritengono discriminate in partenza - hanno molto spesso una marcia in più e per questo non hanno bisogno di essere confinate in una riserva indiana. Mi si perdonerà questa lunga premessa e l’esposizione di un proprio pensiero che come tale è appunto solo un pensiero, ma l’argomento “presenza di genere” è tornato prepotente alla ribalta nei giorni ferragostani grazie alla sparata di un sindaco del Trentino Alto Adige, precisamente di Cloz,  un paesino di circa 700 anime in alta Val di Non, che alle prese con la nomina obbligatoria di un assessore donna nella sua giunta ha pensato bene di fare dello spirito asserendo: “Le donne a me piacciono nel letto”. C’è chi giura che di fronte alla battuta dell’aspirante gallo cedrone, al secolo tal Natale Floretta, l’uditorio si sia lasciato andare a compiaciute risa e pacche sulle spalle, forse per non deludere il sindaco aspirante comico. Ma questo è solo la cornice non il capolavoro. A danno fatto, ammesso che l’autore della frase e chi ha riso e applaudito se ne sia reso conto, ecco arrivare la solita marcia indietro per la serie la toppa è peggiore del buco: “È stata una frase pronunciata per scherzo, in mezzo ad una risata”. E poi ancora il solerte Floretta: “Volevo avere quattro assessori, ma come faccio a dare a una donna le deleghe su foreste e malghe? Foreste e malghe, è una delega specifica, è adatta agli uomini. Non posso mica mandarci una donna in montagna a prendere misure con i forestali!”. Certo: attenti ai forestali! Ovviamente l’uscita agostana del primo cittadino ha scatenato un putiferio. Un putiferio univoco? Macchè. La politica si è immediatamente divisa tra “innocentisti” e “colpevolisti” come solitamente avviene per i gravi fatti di cronaca dove la spettacolarizzazione e il tifo hanno il sopravvento sul fatto stesso. Nel caso in specie c’è chi sta dalla parte del sindaco perché valuta ottusa la norma di imporre quote di genere in tutte le giunta comunali e altri che hanno subito chiesto le dimissioni del signor Floretta. Al netto della baggianata da gallo cedrone, sarebbe stato meglio provare a ragionare sull’argomento quote senza il paraocchi della politica e senza pregiudizi di sorta. Sarebbe stata un’operazione intelligente, ma dalle parti della politica si è abituati a cavillare sul sesso degli angeli  per cui tutto è finito presto in caciara. Lasciando da parte la domanda se le quote di genere siano quel vero toccasana che alcuni sostengono essere, e tenuto conto che ci sono per legge resta, invece, tutta intatta l’insulsezza di un primo cittadino che ha provato a  fare dello spirito con il risultato di cadere egli stesso nel ridicolo. Diceva Andy Warhol: “Ognuno ha diritto al suo quarto d'ora di celebrità”. D’accordo il sindaco di Cloz il suo lo ha avuto. Ma se pensiamo che c’è chi ha riso alla battuta – naturalmente nel rispetto delle quote, hanno riso anche le donne presenti – e c’è chi ha votato Natale Floretta la questione si fa seria. Diciamo roba da psicanalista per collettività, altro che dimissioni.

 

 


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