Giorgio, il bohémien di Saluzzo *

10.10.2008 14:44

Giorgio Bongiovanni è uno di quei personaggi che se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Così come non sarebbe possibile pensare a Saluzzo senza il San Giovanni, la Castiglia o il celeberrimo centro storico, allo stesso modo Saluzzo senza “Bongio” armato di cavalletto e pennelli non sarebbe la stessa. Il suo viso è quello di un bohémien di fine ottocento, che casualmente si trova a fare l’artista nel terzo millennio, in un confondersi di epoche che si spiegano solo con una filosofia di vita libera, senza vincoli e padroni, che accompagna i suoi giorni. Lui e solo lui. Con la sua barba incolta, le dita ingiallite dal fumo e i colori. Ma Giorgio Bongiovanni, il pittore on the road, uno degli ultimi rimasti, è un personaggio anomalo di per sè, in senso assoluto, e non perché vive in un’epoca che dice di capire poco. L’anomalia in Bongio è completa. Non ha una casa, anzi: ne ha una ma non la usa. Vive al “Persico”, albergo ristorante cittadino. I proprietari gli hanno riservato una camera e quella è diventata la sua casa. Il suo studio è in una sala al piano superiore dell’albergo. Espone le sue tele, e lavora al “Persico” quando c’è cattivo tempo. Non c’è strada, chiesa o angolo di Saluzzo che non sia stato immortalato centinaia di volte dai pennelli di Giorgio. Chi vuole un suo quadro lo trova per la strada o si reca al Persico. Noi lo abbiamo incontrato in un giorno di pioggia. Giorgio è seduto con alle spalle una finestra, in quello che è il suo atelier. La poca luce che filtra gli basta per dare gli ultimi ritocchi ad uno dei suoi quadri.  È uno dei più bei angoli di Saluzzo: via Pusterla, una via “un po’ decadente, non pulitissima, ma che ha una luce particolare” - spiega Giorgio.

Come possiamo presentare Giorgio Bongiovanni?

Non lo chieda a me. Io sono un enigma e non sono mai riuscito a capirmi. Volendo potrei definirmi una persona fortunata. Vivo in albergo. Non ho padroni, e faccio quello che mi piace. Ecco: Bongiovanni è un povero ricco che vive in un’epoca che non è la sua. Ma non si può avere tutto nella vita! E poi, vuol mettere, con un po’ di fantasia, se si è capaci di sognare, si ha tutto quello che si desidera. Non sarà vero, ma quante sono le cose vere della vita? Io però mi voglio bene, e Bongiovanni mi piace.

Cos’è la ricchezza?

Per me è vivere. Avere quello che mi serve in quanto non ho esigenze particolari. I soldi sono una necessità, ma non sono loro a condizionarmi la vita. Li uso: loro non usano me.

Lei che dipinge per la strada, vive del suo lavoro che rappresenta non certo la sicurezza, come vede la grande finanza, quella, tanto per intenderci, di Cirio e Parmalat e tutta questa frenesia che molti hanno nel cercare di fare i soldi con la new economy?

Non so cos’è, non ci capisco nulla. Non saprei che dire a proposito di finanza, investimenti e altre cose simili. Ma  una cosa l’ho capita: chi rincorre la ricchezza con la finanza ogni tanto si fa male, anche se poi a rimetterci sono sempre i poveracci. C’est la vie! Io per fortuna non ho di questi problemi.

Cosa consiglierebbe ad un amico che si rivolge a lei per avere un parere sul modo di impegnare... diciamo 500 mila euro?

Per prima cosa gli direi che è un pazzo! Chiedere a me... ah ah ha che ridere! Però proverei a dirgli: lascia perdere la Borsa. Comprati un bel pezzo di terra, magari in montagna, creati il tuo paradiso e vivi a contatto con la natura. Insomma: un ritorno alle origini.

La finanza non le interessa. Della televisione che mi dice?

La televisione è bella quando la si spegne. È una scatola che butta fuori qualcosa di buono, magari qualche bel documentario o qualcosa sul versante dell’informazione, ma sono finiti da un pezzo i bei tempi degli sceneggiati.

È vero: però c’è il “Grande fratello” e “L’isola dei famosi”...

Che vergogna. Ho visto qualcosa sui giornali. Io quella gente non la manderei in un’isola a far finta di sopravvivere recitando davanti alle telecamere. Sa cosa farei?

Me lo dica.

Li manderei a Milano, Torino o Roma, senza un centesimo in tasca a sbarcare il lunario con i barboni. Provino lì a far vedere come sono bravi a sopravvivere. Troppo comodo recitare su un isolotto.

Va bene, stop anche alle televisione. Spero vorrà magari darci qualche buona dritta sul versante politico. A chi regalerebbe una sua tela?

Ma non scherziamo. Non regalo nulla a nessuno. L’unico politico che ricordo con affetto e al quale ho voluto bene è Sandro Pertini, ma non c’è più. Di quelli di adesso, destra o sinistra, meglio lasciare perdere. Anzi: la sinistra mi ha anche un po’ deluso. Si vede che il profumo del potere ha fatto male anche a loro.

C’è un posto in cui le piacerebbe vivere, a parte Saluzzo naturalmente?

Sì, nei Paesi nordici. Vedere la luce a mezzanotte in Groenlandia dovrebbe essere meraviglioso.

Cosa vorrebbe si dicesse di lei il giorno in cui la signora in nero le intimasse di chiudere per sempre il suo cavalletto con la tela? Ha già pensato al suo epitaffio?

Bella questa! No, non ci ho pensato, però mi piacerebbe che scrivessero: “Visse felice e morì contento!”, magari non è originale però a me piace. Forse mi porterei dietro tela e pennelli, non si sa mai.

Non la spaventa la morte?

Nemmeno un po’! Anzi: visto che ne parliamo sa, qual è il mio sogno?

Ce lo racconti

Il giorno del mio funerale vorrei che un gruppo di cantanti di colore mi accompagnasse durante l’ultimo viaggio con canzoni di Glenn Miller. Magari non li vedrei, però mi piacerebbe davvero tanto.

Bongio, vedo che vicino a lei, oltre alle immancabili sigarette, ha una bottiglia di ginger. Non ama più il vino?

Per la verità io non bevo vino o ne bevo poco: preferivo il cognac. Però adesso non bevo più! Per adesso.

Un paio di foto chiudono l’incontro. Giorgio Bongiovanni è un po’ nervoso. Non può uscire in strada perché piove. Proprio adesso che per Natale in molti sono stati al “Persico” per acquistare qualche suo dipinto. Domani tornerà in strada. Si porterà appresso tela, cavalletto e colori. E la barba ingiallita come le sue dita e uno sguardo beffardo verso il futuro. Via Pusterla e il mercato si metteranno ancora una volta in posa come una modella davanti all’artista. I luoghi sono sempre quelli. Cambia la luce, l’umore dell’artista e l’occhio del pittore on the road.

* giorgio è morto il 19 luglio 2011