Immagini

25.11.2015 05:54

Ci sono storie, grida, lacrime, immagine e volti che sono entrati a far parte della nostra vita in modo indelebile dopo la strage del 13 novembre a Parigi. Quei volti e quelle storie di cui fino a quel giorno ignoravamo l’esistenza, oggi sono in noi per ricordaci che dove il male pare trionfare c’è sempre il bene di qualcuno a fare da contraltare. Storie belle e positive come quella di Valeria Solesin, la ragazza di 28 anni morta nella mattanza del Bataclan. Di rimando la storia dignitosa della famiglia di questa ragazza – un cervello in fuga dall’Italia – che ha commosso tutti, tanto che molte persone non hanno avuto paura di far vedere la propria commozione accompagnata da una lacrima nel giorno del funerale di Valeria ascoltando le parole dei genitori sulle note dell’Inno alla Gioia.  Una lacrima vera, in questa valle di lacrime false. Speriamo davvero che questa storia rimanga per sempre tra le pagine belle della nostra Italia. Ma c’è anche la storia meno conosciuta di quell’altra ragazza italiana, Barbara Serpentini, 18 anni appena, scampata miracolosamente alla strage mentre era seduta ai tavolini della pizzeria Casa Nostra e si è trovata nel mezzo di un diluvio di pallottole uscite dal kalashnikov di uno degli attentatori appena sceso dalla Seat nera, nera come la morte che in quel luogo di svago ha portato. Il destino, già, il destino. Barbara potrà raccontare la sua storia, mentre la storia di Valeria sarà compito nostro farne memoria affinché non finisca persa nel dimenticatoio come spesso accade dopo lo sdegno iniziale. Ecco, di fronte a queste cose, un’altra bruttura arriva da Parigi a ricordarci che il male, e a volte la stupida ingordigia di esseri per nulla umani, inonda di fango anche il dolore. Se Giuda chiese trenta denari per tradire Cristo, il gestore della pizzeria Casa Nostra (ma forse è più giusto Cosa Nostra) chiese ed ottenne 50 mila euro per cedere in esclusiva al  giornale britannico Daily Mail il filmato dell’assalto jihadista e la strage nel locale. Cinquantamila euro sporchi di sangue, che questo tipo, un algerino, titolare del locale, non ha esitato a intascare in biglietti sonanti. La storia l’ha scoperta un giornalista, anche lui algerino, e l’ha resa pubblica disgustato dal macabro business del suo immondo connazionale.  La storia di Caino e Abele ci accompagna dalla notte dei tempi, è inevitabile che ogni tanto si riproponga. Noi, volendo, abbiamo un antidoto.  Affossiamo nel fango dei 50 mila euro il triste mercenario, e regaliamo i nostri pensieri a Valeria, alla più fortunata Barbara e ai tanti che da Parigi sono volati nelle sterminate praterie del cielo.  Dove mercanti e mercenari, ladri e assassini, lestofanti e ingordi mascalzoni, non arriveranno mai.


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