Ladrocinio

31.10.2015 06:31

Ignazio Marino non è più il sindaco di Roma e udite udite a Messina è tornata l’acqua: sapremo reggere all’euforia derivante da due notizie da guinness dei primati dell’ottimismo? Spero sia chiaro a tutti che l’incipit di questo scritto è volutamente grottesco. Perché c’è poco da far festa di fronte ad un Marino che torna a casa o per l’acqua che torna a zampillare dai rubinetti della città dello Stretto. E sì perché comunque la si pensi mentre la vicenda Marino e quella grottesca di Messina arrivavano a compimento, l’Italia del malaffare proseguiva imperterrita il suo cammino. Tanto per dire in sintesi: a Palermo veniva arrestato Dario Lo Bosco, presidente della Rete Ferroviaria Italiana mentre a Roma nell'ambito dell'inchiesta Mafia capitale finiva ai domiciliari Clelia Logorelli, dirigente del Settore verde di Eur Spa, accusata di corruzione.  La Magistratura ovviamente si occuperà degli arrestati, valuterà tutto ciò che le indagini hanno portato in luce, qualcuno si farà qualche giorno al “gabbio”, qualcun altro cambierà lavoro ma poi? Purtroppo nulla di nuovo sotto il sole all’orizzonte. Allora una domanda: possibile che l’Italia sia stata assorbita dalla telenovela del sindaco di Roma, Valentino Rossi sia stato l’argomento principe dell’intera settimana mentre scandali, mazzette e arresti eccellenti ci sono scivolati di fianco senza lasciare traccia come se ci fosse una sorta di menefreghista rassegnazione in tutto ciò accade su questo fronte? Tutto accade come se ci trovassimo davanti al fato o ad un fenomeno atmosferico: piove, c’è il sole, c’è la nebbia, nevica e… si ruba. Di fronte a queste cose, invece, ci sarebbe da provare un grande imbarazzo come ci si dovrebbe vergognare dinanzi alla vicenda di Messina, dove una città è rimasta a secco per la rottura di una tubatura dell’acqua come se fosse una sperduta frazione di un piccolo paesino di montagna. I social network, sempre in prima linea a sparare sentenze, prima della presa di posizione di Fiorello sulla città dello Stretto erano in tutt’altre faccende avvinghiati. Eppure la vicenda di Messina è indegna di un paese civile e indecente per una città che da sempre è considerata un po’ il fiore all’occhiello della Sicilia. Invece tuoni e fulmini su Marino sul quale a torto o a ragione hanno sparato tutti in ultimo anche la magistratura e il Vaticano, sul resto sipario calato. Non sarebbe da nazione civile scendere in piazza come ai tempi di Tangentopoli e pretendere della politica una vera legge che provi ad arginare questa vergogna delle mazzette che ci portiamo appresso dai secoli dei secoli? Brindiamo pure al Marino che va a casa, leviamo un calice per la fine (provvisoria) della vergogna di Messina, ma se il senso civico non tornerà ad essere un valore condiviso saremo sempre un popolo a metà rappresentato da una classe politica che è troppo simile nei disvalori a quella parte popolo truffaldino, imbroglione, lestofante e avventuriero che pure rappresenta e che combatte a buffetti sulle gote.


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