Matteo in volo mentre sulla terra son tutti genuflessi

30.05.2014 05:50

La sintesi migliore l’ha fatta Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: tutti sul cargo di Renzi. Il carro, come suol dirsi di solito, evidentemente era scarso per contenere tutti i prossimi viaggiatori. Non è nemmeno il caso di ricordare che lo sport più praticato in Italia è il soccorso in aiuto del vincitore, ma ciò che è successo dalle parti di Matteo Renzi negli ultimi giorni ha del comico. La festosa corsa è iniziata subito dopo i primissimi exit pool che pure affidavano la vittoria al premier ma non con un successo così consistente come poi si è rivelato essere. Tutti di corsa, quindi, ad applaudire il vincitore ed a portare la propria testa al sovrano con la speranza che lo stesso l’avrebbe risparmiata dalla ghigliottina.  Anche Stefano Fassina, quello di cui Renzi disse “Fassina, chi?” si è allineato al volo spiegando Urbi et Orbi:  "Su Matteo ho sbagliato, è l'uomo giusto al posto giusto". E vai con la cenere sul capo! atteo Renzi è certamente un leader. Un leader con le idee chiare e una velocità di pensiero e azione fuori dal comune. In pochi mesi ha messo in riga la vecchia nomenclatura del Pd, ha fatto fuori Enrico Letta, si è pappato il Pd ed ha stravinto le elezioni europee. In questa sua ultima corsa ha dato tutto sé stesso. Si è fatto praticamente la campagna elettorale da solo, mentre i “compagni” (e le virgolette non sono casuali) se la prendevano con calma e lo aspettavano al varco. Certo, speravano che Matteo vincesse, ma non così tanto. È paradossale? No, è la politica che ha le sue logiche e i suoi intrallazzi da portare avanti. Così come ha i suoi capetti che passano il tempo a studiare le mosse migliori per trovare  una seggiola dove appoggiare l’angusto sedere.

Renzi può piacere o non piacere (e a chi scrive questa nota per chiarezza non fa impazzire) ma ha portato una vera ventata di novità ed ha svecchiato una politica fatta di riti e cerimonie cha hanno fatto il loro tempo. Mentre il mondo viaggia a velocità supersonica molta politica è ferma al Medio Evo anche se è così radicata che è difficile da estirpare per portarla nel ventunesimo secolo.

Il voto Europeo, che in Italia è stato trasformato in una sorta di referendum, ha parlato chiaro. Ha avuto in Renzi il suo vincitore e in Beppe Grillo il personaggio più bastonato in virtù dei suoi stessi e stralunati proclami. A sgonfiare l’ex comico è bastato poco: una comparsata da quel parroco che risponde al nome di Bruno Vespa e due sparate dal palco sopra le righe e gli elettori indecisi, che poi sono quelli che fanno la differenza, hanno virato verso il più rassicurante Matteo Renzi esprimendo un voto più di testa che di pancia.

Di fronte ai numeri è consentito scendere in analisi mentre è più azzardato arrampicarsi sugli specchi come hanno fatto un paio di sconfitti eccellenti a partire da quel mago dalla faccia tosta di Renato Brunetta che ha sentenziato: Abbiamo perso poco, anzi pochissimo”. Come ha fatto a non provare vergogna mentre parlava resta un mistero.

Ora cosa potrà succedere? Forse Matteo Renzi avrà vita più facile e le tanto attese riforme potrebbero prendere il largo, ma non è nemmeno scontato. L’unica arma che possiede il premier è quella di “minacciare” il ritorno alle urne. Per i tanti che sentono che la loro fine politica è molto vicina, potrebbe essere un argomento in grado di riportarli alla ragione.

Non ho mai amato né amo la politica dell’uomo solo al comando, ma l’Italia ha davvero bisogno di voltare pagina e di lasciarsi alle spalle il voto, e quindi i rappresentanti del popolo, troppo bagnato di ideologie. È tempo di voltare pagina per dare una speranza di futuro soprattutto ai giovani che hanno nel futuro un grande punto interrogativo. Sarà Matteo Renzi a portare l’Italia fuori dalle secche e dalle sacrestie e le liturgie dei partiti? È presto per dirlo. Per adesso le orecchie sono più piene di promesse che gli occhi di cose concrete. È pur vero che qualche euro è caduto nelle tasche di 10 milioni di italiani e non è poca cosa. Ma non si può andare avanti con questo mantra all’infinito.

La locomotiva pare in marcia e speriamo che a nessuno venga in mente di far saltare i binari. Così come speriamo e auspichiamo per l’Italia che spariscano dalla scena i tanti o i pochi  che si atteggiano a guru o a salvatore della Patria, facendo leva sui bisogni e sulle necessità della gente. Vadano suonare altrove anche i pifferai magici a partire da quel Berlusconi arrivato dopo un ventennio finalmente al capolinea. L’età del leader maximo e tutte le stupidaggini (per non dire peggio) che ha compiuto lo hanno messo all’angolo. Forse anche dalle sue parti nascerà prima o poi qualcosa di simile ad una destra moderna e presentabile e non un partito padronale. Lo speriamo. Se ciò accadrà sarà un bene per tutti. E allora, tutti insieme, proviamo a diventare una Nazione normale.