Mimetica

02.06.2015 07:16

A due giorni dal voto e con le trentamila paginate sui giornali proviamo a riepilogare: Il Pd vince 5 a 2, Forza Italia vince ed è soddisfatta, la Lega vince e brinda, il Movimento 5Stelle vince e esulta per il successo e perfino Fratelli d’Italia e le altre briciole hanno di che levare i calici… Come sempre tutti vincitori! Dopo le elezioni è come se dopo un derby calcistico le due squadre annunciassero e brindassero entrambe alla vittoria. Ma alla fine, scusate, se tutti hanno vinto chi ha perso? È chiaro che tutto dipende da che parte guardi i risultati. In realtà si insedieranno i governatori i consigli regionali e i sindaci di alcune grandi città e questo basta a ringalluzzire un po’ tutti, ma più che tutti vincitori tutti hanno perso qualcosa a cominciare dalla bassissima presenza dei cittadini alle urne. E questo, più dei numeri che pure dovrebbero essere neutri per natura, il dato che avrebbe l'obbligo di far riflettere. Quando le urne sono poco frequentate è sempre sintomo di un grande malessere, di una sofferenza nei confronti di una politica che sa parlare bene dai salotti della Tv, ma arranca quando deve dare delle risposte concrete ai bisogni delle persone. Il vuoto delle urne è anche la sofferenza nel vedere il tramonto di qui valori che dovrebbero essere il pilastro di ogni società civile. Poi, certo, se guardiamo al voto in Liguria ha vinto Giovanni Toti un paracadutato in politica direttamente dal Tg4 per volontà dal capo di Arcore, in Veneto ha stravinto Luca Zaia ridicolizzando il Pd presente con la bella Alessandra Moretti mentre in Campania ha vinto l’impresentabile (lista Antimafia) Vincenzo De Luca grazie ai voti suoi e a quelli dell’eterno Ciriaco De Mita e a quello di altri impresentabili. Ma, come si dice, alla fine è il numero dei voti e le preferenze che dettano legge perché sono espressione del volere di quei (pochi) cittadini che hanno scelto di andare a votare. Il voto regionale, infine, in barba a tutti i requisiti propri di una consultazione non di carattere nazionale, finirà anche per dare l’opportunità per un definitivo regolamento di conti all’interno del Pd che finirà in tutto e per tutto nelle mani del suo attuale proprietario, cioè Matteo Renzi. Non a caso, infatti, il giorno dopo il voto il premier è volato ad Herat e si è messo la tuta mimetica. Chi deve capire capisca. Chi si incarica di dirlo anche a Pierluigi Bersani ormai ridotto al ruolo di porta sfiga per eccellenza e difensore di una ditta che non lo vuole nemmeno più nelle vesti di portiere e tanto meno in quello di madonna pellegrina?


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