Minzione

07.02.2016 06:26

In Italia puoi fare un po’ di tutto e la fai franca, ma se commetti il delitto di “singolar minzione” sei un uomo morto. La notizia è vecchia di qualche giorno, ma nel caso fosse scappata (ops, associazione di idee!) a qualcuno la raccontiamo in estrema sintesi. Nei giorni scorsi un uomo di 43 anni insegnante di filosofia a Bergamo, padre di tre figli, è stato licenziato in tronco perché 11 anni prima, esattamente la sera di Ferragosto del 2005 alle 2 di notte, era stato sorpreso da carabinieri a fare la pipì contro un cespuglio per giunta in penombra. Ovviamente scattò la ramanzina e la conseguente multa. E siccome nel verbale i militari  scrissero che “in un piazzale illuminato adiacente alla pubblica via compivano atti contrari alla pubblica decenza orinando nei pressi di un cespuglio” la cosa è finita in mano al giudice di pace che ha provveduto a comminare un’ammenda di 200 euro. Il povero ragazzo nel pagare la sanzione considerò chiusa la vicenda.  Magari! Il gravissimo reato è tornato a galla quando Stefano Rho dopo anni di precariato nella scuola, all’atto dell’assunzione ha autocertificato “di non aver riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di sicurezza e di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi scritti del Casellario giudiziario ai sensi della vigente normativa”. Apriti cielo. La minzione dimenticata è riapparsa come Lazzaro che esce dal sepolcro per ricordare al mondo che Rho è  “destinatario di un decreto penale passato in giudicato”. A nulla sono valse le spiegazioni di buona fede fornite dell’orinatore seriale e nonostante al preside siano bastati quei chiarimenti la Corte dei Conti ha deciso di procedere incurante del tipo di condanna, che peraltro non prevede neppure l’iscrizione nella fedina penale, ed ha intimato alle autorità scolastiche di procedere con il licenziamento del professore. Cosa che suo malgrado Patrizia Graziani, dirigente scolastico di Bergamo, non ha potuto che mettere in pratica. Oltre al licenziamento ecco anche la pena “accessoria” che prevede la perdita delle anzianità accumulate negli ultimi anni  e  la cancellazione dell’insegnante da tutte le graduatorie provinciali. Questa è la storia e questa è la pena inflitta a quel mascalzone, farabutto, grassatore, disonesto e malvivente che si lasciò andare alla singolar minzione in una calda sera dell’estate del 2005.  Questa storia da primo Oscar dell’ottusità richiama alla mente una scena del film “Johnny Stecchinodi Roberto Benigni quando il malcapitato professor Dante ruba le banane da un banco di verdura e scambiato per un mafioso viene preso a pistolettate. Al ritorno a casa Dante racconta all’amico Lillo:Se vai a Palermo non toccare le banane, sono permalosi, si offendono. Puoi fare quello che vuoi, ma le banane non toccarle mai!. Nel resto d’Italia, invece, mai cedere alla voglia incontenibile di fare la pipì. Fai cosa vuoi ruba, frega, traffica in droga, prendi o elargisci bustarelle ma la pipì no!


contatori visite sito