Miraggi

03.12.2015 06:40

Altroché guardare al futuro con un briciolo di ottimismo!  La prospettiva di un domani sereno per i fortunati giovani che oggi sono al lavoro si presenta non come un miraggio, ma come un vero e proprio girone dell’Inferno dantesco. Anzi, per i giovani nati negli anni ottanta c’è un solo slogan, che è quello che Dante legge sulla porta dell’Inferno: Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate”. In effetti che speranza di vita dignitosa possono avere i ragazzi che  oggi hanno  più o meno 35 anni, se dopo la simulazione fatta dall’Inps a guida di quel grande tecnico e galantuomo che risponde al nome di Tito Boeri emerge per loro l’uscita dal lavoro a 75 anni e un assegno inferiore del 25% di chi li ha preceduti? E per taluni, i cosiddetti precari di oggi, non si prospetta altro che un pugno di mosche quando con bastone e magari in carrozzella usciranno dalla porta dell’ufficio o della fabbrica per l’ultima volta. Al massimo, toh, un simpatico assegnuccio da fame. È un quadro a tinte fosche quello prospettato dall’Inps che lascia poco spazio all’immaginazione e presenta un futuro di stenti dopo un presente fatto di lavori precari e malpagati. Non è questo il posto per addentrarci nei numeri. Altri lo hanno fatto e lo stanno facendo molto meglio di quanto saremo capaci di farlo noi. Noi, al massimo, ci limitiamo ad un commento che non può prescindere da ciò che in questi anni è successo. Il nostro, va ricordato, è il Paese dove c’è gente che prende pensioni da nababbi dopo aver lavorato pochissimo tempo. È il paese dove in andava in pensione con quindici anni di contributi, dove i politici si pappavano vari assegni previdenziali per essere transitati da Consigli Regionali, Parlamento ed Euro Parlamento. Per loro una piccola presenza e via con tre assegni. Ma il nostro è anche il paese dove intere zone sono popolate da pensionati di vari natura. Ci sono i ciechi, o non vedenti che dir si voglia, che fanno footing e giocano a bocce, mentre ci sono dei paralitici in grado di correre i 100 metri in undici secondi netti. I “colpevoli”, come abbiamo avuto modo di dire in altre occasioni, sono un po’ tutti: dai politici, ai dottori compiacenti ai falsi invalidi. Che ora i giovani, nonostante le varie riforme di questi anni, debbano pagare le colpe di lustri e lustri di gratta gratta è davvero una beffa che sfiora la tragedia. Cosa succederà adesso di fronte ai numeri portati in superficie da Boeri? La prima cosa che si teme è che la politica metta in atto altre riforme solo per fare cassa, mentre l’intero sistema avrebbe bisogno di equità e solidarietà poggianti su solide basi. Ma c’è un altro pericolo immediato: che l’uomo che ha portato alla luce questa storia, cioè Tito Boeri, sia costretto a fare la fine - per esempio - dei vari commissari alla spending review praticamente obbligati a gettare la spugna. Sintetizza bene il concetto Massimo Gramellini nel suo “Buongiorno” di ieri: Il presidente dell’Inps Tito Boeri è diretto, sincero e poco maneggione. Durerà poco”. Il futuro – diceva Eleanor Roosevelt - appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni. Ai giovani di oggi si impedisce perfino di sognare.


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