Muscoli

28.01.2016 07:11

Ricordate quel drammatico episodio della notte di Capodanno che portò la Rai nella bufera? E se la parola “drammatico” vi pare esagerata è perché non sapete dare un peso alle vere tragedie della vita. Dunque i fatti. Mentre tutte le reti nazionali erano in fibrillazione in attesa del fatidico arrivo dell’anno nuova Rai1 che fa? Ciurla un po’ nel manico spostando le lancette avanti di qualche secondo per fregare la concorrenza che si ostinava a brindare allo scoccare della mezzanotte come se si trattasse di far partire l’Apollo da Cape Canaveral. Allora, dopo questa breve introduzione, conveniamo tutti che un fatto del genere è stato una tragedia per la Nazione? Però come la pensiamo noi non è importante, mentre la Rai ha dimostrato di avere le idee chiare. E siccome siamo in un’epoca in cui mostrare i muscoletti ti fa sentire più simile a Matteo Renzi la Rai – udite, udite – dopo “l’indagine interna condotta dal direttore del Personale Valerio Fiorespino è emerso che l'anticipo è stato autonomamente deciso dal capostruttura di Raiuno Antonio Azzalini, responsabile editoriale del programma, presente in loco a Matera, a carico del quale è stato aperto un procedimento disciplinare. Azzalini ha quindi richiesto di essere ascoltato dall'azienda, audizione avvenuta la scorsa settimana”. Tiratina d’orecchi per l’anticipatore seriale? Bacchettata sulle dita o dietro la lavagna con i ceci sotto le ginocchia? Macché! Licenziamento senza se e senza ma. Ma non un licenziamento qualsiasi, perché il provvedimento è “arrivato dopo un’attenta riflessione” non carica di phatos come si conviene alle scelte che segnano il destino di una Nazione. Domanda: ma saremo diventati dalla sera alla mattina dei tedesconi tutti d’un pezzo così ligi al dovere da far impallidire un prussiano?  Pare quasi che la Rai, la nuova Rai di Renzi e dell’amministratore delegato  Antonio Campo Dall'Orto amico suo, vogliano diventare emuli di Mao Tse-tung e mettere in pratica il famoso detto “colpirne uno per educarne cento”. Sono davvero queste belle e dure prese di posizione che ti fanno gonfiare il petto d’orgoglio perché attraverso il licenziamento di un funzionario l’onore della Nazione è salvo. E dopo questa storia se qualcuno in Italia o all’estero si azzarda ancora a dire che da noi è tutto un “umma umma” e che non sappiamo essere seri e intransigenti di fronte a trucchi, trucchetti e frodi verrà lapidato davanti alla statua in bronzo del cavallo morente di fronte alla sede Rai Roma. D’ora in poi basterà accennare a questa storia per far tremare di paura, nell’ordine: furbetti del cartellino, furbetti del quartierino, zoppi ballerini, lavativi tout court e pelandroni part-time. Ebbene, questa storia è la prova provata che qualcosa sta cambiando: siamo diventati seri, ma così seri, ma così seri che ci scappa da ridere. Perché come diceva Giovanni Papini  “un delitto è punito quando è piccolo, ma è lodato e premiato quando è grande”. E noi, in questi casi, ce la caviamo egregiamente!


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