Nulla

02.11.2015 07:04

Secondo il Corriere della Sera Carlo Tavecchio, il signor calcio dell’Italia pallonara, c’è ricascato. Dopo la figuraccia dal sapore razzista per la vicenda Opti Pobà (“Opti Poba - disse inventando un nome - è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio”) ha deliziato l’interlocutore con un’affermazione antisemita e omofoba. Prima, sempre secondo il Corriere, ha definito un tale di Roma “un ebreaccio” per poi proseguire con un “io non ho nulla contro gli omosessuali, però teneteli lontani da me. Io sono normalissimo”. Anche prima della parola “ebreaccio”, c’era stata l’immancabile premessa: “Io non ho nulla contro gli ebrei, ma…..”. Domanda: ma Carlo Tavecchio, presidente della Figc è davvero razzista, omofobo e antisemita? Così, ad occhio, sarei portato a dire di no anche se il non esserlo non lo assolve da quel suo modo greve a grave di esprimersi quando pensa di parlare in confidenza magari con una persona che conosce bene e con la quale si lascia andare in libertà attingendo vocaboli al becerume che alimenta il nostro linguaggio quotidiano. Un linguaggio che non è di tutti, ovvio, ma che non è poi così elitario (nel senso di appartenere ad un'élite, ad un numero ristretto di persone) come si potrebbe credere. Solo che alcune affermazioni fatte magari per provare ad essere simpatico (sai la simpatia!) stonano in bocca a chiunque, ma sono ancora più gravi e grevi se escono dalla bocca di una persona che ha visibilità e responsabilità per la carica che ricopre. Di fronte a questa ennesima gaffe Carlo Tavecchio ha rispolverato il lessico comune di queste situazioni: “Sono vittima di un ricatto” per poi aggiungere: “Ogni tentativo di screditarmi e calunniarmi attraverso metodi illeciti, che rispondono a metodologie oggi purtroppo assai diffuse, sarà perseguito nelle sedi opportune”. È difficile intravedere il Kgb, la Cia o il Mossad dietro questa storia. Magari chi ha diffuso l’audio ai giornali lo avrà fatto per valori meno nobili di quelli che dichiara, ma il fattaccio resta. È sconsolante ammetterlo, ma a parte la presa di posizione del  presidente degli ebrei italiani Renzo Gattegna che ha bollato le affermazioni del presidente della Fgci come “un fatto gravissimo e un danno di immagine immenso per la credibilità dello sport nazionale e delle sue istituzioni” c’è stato pressoché il silenzio. Nessuno pretende di mettere al muro il rubicondo e simpaticissimo Tavecchio, ma essendo in Italia i casi sono due da districare magari attraverso le primarie. O lo si nomina ministro della Cultura e dello Spettacolo o lo si manda a casa. Ma visti i disastri di alcune primarie forse è meglio non rischiare. Per il Nostro potrebbero spalancarsi le porte di una fulgida carriera. Perché, se molti hanno taciuto, altri hanno riso alle battute del presidente, e non si tratta solo di compiacere il potente. Spesso siamo proprio così: né razzisti, né omofobi né antisemita. Al limite solo un po’stupidi, magari ignoranti e con la voglia di fare dell’avanspettacolo, genere che pare vada molto di moda appena si salgono i gradini del potere.


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