Oracoli

07.07.2015 05:52

Non c'è  un nesso logico tra la vittoria del «No» al referendum in Grecia e la goduria manifestata in Italia da alcuni big politici, se non quello di utilizzare la Grecia pro domo sua. Eppure – nesso o no - c'è chi gode per la Grecia sperando di regalarsi un posto al sole anche senza salpare per le isole Egee. Tra i festanti non va dimenticato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando il quale - in una città che è un oasi di pace, benessere e tranquillità - ha pensato bene di esporre a Palazzo delle Aquile la bandiera greca. Così, tanto per far vedere se non al mondo almeno all’Italia che l’Orlando non più furioso è ancora vivo.  La vittoria di Alexis Tsipras ha provocato italica goduria ed ha consentito ai soliti ciarlieri parolai di salire sul pulpito a predicare. E così Niky Vendola ci ha ricordato che “Matteo Renzi finora ha giocato la parte peggiore, è stato l'unico leader a correre in soccorso della Merkel nel pieno dello svolgimento del referendum greco”. Anche Matteo Salvini – che pure è di una riservatezza proverbiale - non è sottratto al rito della dichiarazione. Il gallico di Milano ha mandato nell’etere questa perla:  «Siamo in un'Europa gestita da un nucleo di persone non elette da nessuno, che fanno politiche criminali. E poi ci sono 500 milioni di persone. Il voto di ieri è stato orgoglioso, coraggioso, a voler dire: non mi interessa questa Europa fondata sul nulla, anzi peggio, sulla fame e sulla disoccupazione». Altri politici hanno detto la loro, tra un evviva ed un hurrà, e un (improbabile) assalto all'Europa ferita. Tralasciamo il Verbo di Grillo, Meloni, Fassina, Brunetta tanto per citarne quattro a caso. Ma non possiamo tacere l’intervento da vero oxfordiano del vice presidente del Senato, ovvero quel fine politico ed economista di razza mondiale che risponde la nome di Maurizio Gasparri. E allora ecco la chicca: «La credibilità del referendum greco è quella che è. L’esito non cambia nulla. Non può pagare l’Italia l’Iva del barcaiolo greco pari alla metà dell’Iva del barcaiolo italiano. Né possiamo pagare noi le baby pensioni di sfaccendati di altri paesi. Il futuro dell’Europa non lo può dettare la Merkel, ma nemmeno il sosia di Checco Zalone». Meno male che ad Atene non ci fanno caso perché pensano che Maurizio Gasparri sia la versione originale di Picchiatello, il personaggio tontolone portato al successo da Jerry Lewis. E il super ciarliero premier Matteo Renzi sempre prodigo di parole, parole, parole e parole ha taciuto? Macchè! Ha aspettato un po’ poi l’oracolo che alberga in sé ha mandato il suo verbo: «Ricostruire un'Europa diversa non sarà facile, dopo ciò che è avvenuto negli ultimi anni. Ma questo è il momento giusto per provare a farlo, tutti insieme. L'Italia farà la sua parte. Se restiamo fermi, prigionieri di regolamenti e burocrazie, l'Europa è finita». Capita la profondità del pensiero, tipica di un ispirato Cetto La Qualunque? Chiudiamola qui, accontentandoci di passare dalla tragedia greca alla farsa italiana.


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