Pensiero

06.02.2015 05:43

Per l’ex segretario e fondatore della Lega Nord Umberto Bossi e per l'ex tesoriere Francesco Belsito (espulso poi dalla Lega) è scoccata l’ora non dell’indipendenza del Nord e neppure della rivoluzione in camicia verde, ma del più italico rinvio a giudizio. A chiedere il provvedimento per i due politici – assieme ad altri tre componenti del comitato di controllo - è stato il pm Paola Calleri  della procura di Genova. 

L’accusa parla di una truffa ai danni dello Stato – truffa, ovviamente presunta – di 40 milioni (80 miliardi di lire, forse rendono meglio l’idea) percepiti per i rimborsi elettorali.  L’accusa è di quelle da far tremare i polsi.  Ma è una botta tremenda e forse dolorosa soprattutto per chi ha creduto alla rivoluzione dei descamisados della val Brembana e del sacro dio Po ora costretti a prendere atto che a finire alla sbarra sono esponenti di quel partito che da “Roma Ladrona” in giù per anni ha tuonato contro il magna magna della politica dei pelandroni, dei grassatori e dei lestofanti. Superfluo ricordare che questa è la tesi dell’accusa a che sarà un tribunale a stabilire nei vari gradi di giudizio come sono andare realmente le cose. Naturalmente tutti innocenti fino a giudizio definitivo, che arriverà probabilmente entro la fine del 2115. Nell’attesa che passi il secolo fatidico per arrivare a sentenza definitiva, e che magari si scarichi tutto il male possibile solo sul vecchio leone ferito (Bossi, si, ferito, e attorniato da piranha famelici) vien da pensare che se alcuni milioni hanno effettivamente preso il volo, l’inno ufficiale del Carroccio era per davvero il più azzeccato: va pensiero sulle ali dorate!  E mentre succede tutto questo la Lega  che vola nei sondaggi non ha più soldi per mantenere i 71 dipendenti della sede federale di via Bellerio, e per costoro arriverà il licenziamento collettivo. Per loro basta il pensiero scritto su una lettera, un francobollo italiano, senza naturalmente le ali dorate.


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