Poveri veri e povertà intellettuale

08.11.2013 06:11

I dati diffusi dall’Istat sulla povertà in Italia sono così drammaticamente veri e magari imprevisti da aver fatto sobbalzare sulla sedia più di una persona. Purtroppo la freddezza dei numeri non fa altro che fotografare una realtà che a ben vedere è sotto gli occhi di tutti e, anche tra chi fa finta di non vedere, non può più far finta di non sapere. I numeri ci dicono che in Italia in cinque anni,  dal 2007 al 2013,  i poveri sono raddoppiati raggiungendo la stratosferica cifra di 5 milioni. Tra questi circa un milione sono minori. 

Forse chi ha sobbalzato oppure ha sgranato gli occhi non ha ben chiaro cosa sia nei fatti la povertà. L’immagine del povero che bivacca alla stazione o dorme tra i cartoni non è che la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più diffuso e molto più nascosto. I poveri non sono solo quelle persone, in maggior parte donne, che ad ogni fine di mercato vanno a rovistare tra gli avanzi della verdura. Ci sono, ovviamente, i cosiddetti “barboni” e anche i poveri visibili al mercato. Ma la povertà è spesso nascosta magari a pochi metri delle nostre mura, magari tra vicini di casa o conoscenti che fanno l’impossibile per non far emergere una situazione di cui provano profonda vergogna. 

Povero è colui o colei, che si trovano a vivere (il termine gusto sarebbe sopravvivere) con poche centinaia di euro derivanti da pensioni vergognose, oppure con gli ammortizzatori sociali e finanche da stipendi che in teoria potrebbero garantire qualcosa di più della sopravvivenza. Tutti noi conosciamo il valore dei soldi e il costo della vita. Ebbene, proviamo ad immaginare come si possa vivere avendo 350/400 euro al mese, magari in una città, con un affitto anche minimo da pagare. Oppure pensiamo a quegli stipendi da pura sopravvivenza con i quali centinaia di migliaia di persone devono fare i conti. 

Per chi sbarca il lunario dignitosamente, ovvero chi ha un lavoro retribuito il giusto e una pensione dignitosa, forse fatica ad accettare che il suo vicino di casa, quel signore o quella signora così a modo, facciano tutti i giorni i conti con il centesimo. Non è un modo di dire o un’iperbole e neppure una di quelle frasi fatte che pure spopolano. Tra i cinque milioni di poveri ci sono anche queste persone. Persone che vivono di continue rinunce e privazioni quotidiane.

È noto che i centri della Caritas o di altre associazioni private sono sempre più frequentati da persone per così dire “normali”. Mentre molte altre, per vergogna e imbarazzo, soffrono in silenzio tra le mura domestiche. Ecco, così siamo ridotti. In quella che la Banca Mondiale nel 2012 ha certificato come la nona potenza economica del pianeta e la quarta a livello europeo, più dell’otto per cento della popolazione è o povera o sulla soglia della povertà. 

Indagare sulle cause è cosa da economisti, mentre la pochezza della classe politica è sotto gli occhi di tutti. Una classe politica che si è comprata il consenso attraverso l’elargizione di pensioni fasulle, attraverso opere faraoniche mai finite e in alcuni casi finite abbandonate. Una classe politica che ha fatto una montagna di debiti. Una classe politica forte solo a mantenere intatti i proprio privilegi e che ha messo in piedi un sistema che garantisce a circa un milione e mezzo di persone stipendi e prebende grazie proprio alla politica.  Una classe politica che non riesce a fare una legge elettorale degna di questo nome, né una riforma vera della pubblica amministrazione o portare a termine – tanto per dire – l’abolizione delle Province dopo averne sbandierato più volte l’attuazione. Questa è la nostra classe politica che per assurdo ci siamo scelti. 

Tornado ai dati dell’Istat, proprio nello stesso giorno che la povertà veniva certificata anche dai numeri, a “Quinta Colonna” il programma Tv di Retequattro, Marina Ripa di Meana, signora dei salotti e delle comparsate in Tv, consorte di Carlo Ripa di Meana, già politico di primo piano, Commissario europeo, segretario dei Verdi italiani e dal nobile blasone, dichiarava: “Percepiamo 12 mila euro al mese, ma siamo preoccupati per il nostro futuro. Anche per noi la vita è cambiata con la crisi ma da buoni Italiani, abbiamo un notevole spirito di adattamento. Non ci spariamo in fronte, eh. Non siamo di quelli che piangono tutto il giorno e dicono: Oddio, la crisi. Però ci rendiamo conto che c’è. Non abbiamo più la Mercedes. In questa casa prima avevamo tre utenze telefoniche, ora ne abbiamo una. Avevamo due macchine, di cui una importante, una Mercedes. Ora abbiamo una piccola Panda e un motorino. I viaggi vengono molto contenuti, idem le vacanze...”.

Basta così. Nessun commento. Ognuno si incavoli come meglio crede. Anche questa, in fondo, è l’Italia. E, forse, anche questa è povertà. Intellettuale.