Prima che l'Italia diventi la culla della grande bellezza che fu

07.03.2014 07:40

L’Oscar al film  “La grande bellezza” ha fatto sentire almeno per un giorno (quasi) tutti più italiani. Succede. Così come succede quando la Nazionale di calcio vince un titolo, e allora escono dall’armadio le bandiere tricolori. Poi, passato l’orgoglio giornaliero, ci si dimentica di essere italiani. Il film di Paolo Sorrentino ha avuto però un pregio, forse solo teorico, di ricordare a tutti la grande bellezza dell’Italia. Non centra nulla il film, né la trama e la decadenza umana in essa raccontata. Il titolo poteva essere un pretesto per far rigermogliare in tutti noi il piacere di vivere in una nazione – vituperata e vilipesa – ma che ha sul suo territorio una tra le più grandi bellezze del mondo. Storia, arte e cultura sono da sempre il nostro petrolio. La nostra industria, il nostro enorme valore aggiunto. Ma, da sempre, ce ne dimentichiamo a partire da chi avrebbe per incarico il dovere istituzionale e morale di occuparsene.

Per ironia della sorte lo stesso giorno che Sorrentino alzava al cielo la statuetta, crollava un altro pezzo di Pompei. Un altro grido d’allarme, un’altra invocazione d’aiuto che ci manda la nostra storia. E cosa è successo? Il primo a rispondere a questo grido d’allarme è stata la persona più titolata a farlo, ovvero Dario Franceschini, ministro della Cultura il quale ha prontamente detto: “È necessario intervenire”. Una frase che equivale a dire: nel mare c’è l’acqua. Chi ha il dovere di intervenire se non il ministero di cui lo stesso Franceschini è titolare?

Eppure la nostra classe politica è sempre lestissima a dichiarare e poco propensa a fare. Purtroppo la grande bellezza del nostro paese non ha mai trovato grandi estimatori nei fatti e soprattutto non ha mai trovato grandi e abili politici che hanno saputo fare della promozione internazionale il vero cavallo di battaglia della nostra economia. Nessuno vuole trasformare l’Italia in una Disneyland dei beni culturali, ma neppure si vuole che la stessa sopravviva ancora un po’ per poi scomparire per sempre.

Eppure siamo anche bravi a sopravvivere ai disastri, morali e materiali, se pensiamo che anche un ex ministro della Repubblica, in carica al momento della sparata, sentenziò che “con la cultura non si mangia”. Certo se ci si nutrisse di stupidaggini saremmo tutti più obesi. Ma tant’è!

Può apparire utopico, ma partendo dall’orgoglio per la statuetta a Sorrentino potremo provare a sognare che la nuova Italia che si sta muovendo, sia capace di mettere in moto la nostra industria del turismo di qualità. C’è un’altra nazione al mondo che possa vantare così tanta ricchezza storica, bellezza museale, capolavori che da millenni sono lì a ricordare la grandezza di un Paese come l’Italia?  La risposta è superflua: no, non c’è nessuno.

Pensiamo per un attimo se chi ha avuto il compito di tutelare i nostri beni avesse parlato di meno e agito di più, cosa potremmo essere oggi. Pensiamo per un momento  a cosa sarebbe accaduto se al posto di crogiolarsi al sole della bellezza del passato, della nostra atavica ricchezza ce ne fossimo fatti carico. E, infine, pensiamo per un attimo alla fine che hanno fatto tutti quei milioni che pure lo Stato ha stanziato  per cercare di mettere pezze qua e là dove il grido d’allarme era più forte. Molto se ne è andato in studi di fattibilità, progetti preliminari, sopralluoghi, convegni e seminari vari.

Questi sono però dei cahiers de doléances o,  per restare un po’ in tema,  pianti greci e naturalmente non bastano. Serve agire. Certo non possiamo farlo solo noi comuni mortali. Se non lo faranno e in fretta, allora il film di Sorrentino sarà la vera storia dell’Italia: dalla grande bellezza, al grande disfacimento. Dalla grande bellezza alla decadenza. Prima che l’Italia diventi come quelle nobili decadute, di cui si intravede ancora il tratto signorile se pure la figura è cinta di stracci, è necessario correre in soccorso della grande bellezza. Non dire: “È necessario intervenire”. Serve correre, pianificare, prevenire, difendere senza troppo parlare. 

L’Oscar c’è, ma accogliamo anche il grido d’allarme di Pompei, prima che il prossimo Oscar sia per il film più realistico della storia: gli ultimi giorni di Pompei. E forse dell’Italia, culla della bellezza.