Ritardo

30.08.2015 07:54

Grazie al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi sappiamo a chi dare la colpa per i ritardi dell’Italia e per la lentezza con cui lo Stivale arranca per uscire dalla melma in cui è stato cacciato. La colpa è dei politici della Prima Repubblica che l’hanno spolpata a suon di tangenti e hanno coperto perfino gli autori delle stragi? La colpa sarà dei politici pseudo nuovi della Seconda Repubblica? O magari di quegli imprenditori italiani che si sono fatti finanziare le perdite dallo Stato e si sono riservati la divisione degli utili? Macchè la colpa è tutta del sindacato perché secondo il numero uno di viale dell'Astronomiail sindacato in Italia mediamente è stato un fattore di ritardo: ha fatto ritardare tanto l’efficienza e la competitività complessiva del Paese”.  Questa affermazione Squinzi l’ha fatta a Milano, alla Festa dell’Unità, avendo al suo fianco il ministro Graziano Delrio, il volto gentile del renzismo, il quale come ha reagito essendo anche un eminente esponente del Pd? Ha reagito facendo silenzio assoluto, al massimo attraverso un sorrisetto perfino un po’ compiaciuto perché o non ha compreso o ha compreso benissimo e ha trovato la battuta di proprio gusto. È forse superfluo ricordare che il sindacato ha le sue belle colpe, per aver a volte chiesto (e ottenuto) la luna regalando consenso a determinati partiti e per aver contribuito all’appiattimento di salari senza guardare al merito. Quel sindacato che spesso si è speso per difendere anche gli indifendibili e che – è cronaca di questi giorni – ha gonfiato un po’ troppo le buste paga dei propri dirigenti. Va bene, i sindacati hanno le loro colpe. Ma hanno anche tanti meriti e nei momenti duri e bui dell’Italia lo hanno dimostrato. Asserire che il sindacato è  stato il male di tutto – come più o meno sta ripetendo il patron della Mapei e presidente del Sassuolo calcio – è ingeneroso oltre che sbagliato. A Squinzi, tra gli altri, ha risposto Susanna Camuso che con il presidente di Confindustria ha da sempre una polemica aperta: “Squinzi continua a usare luoghi comuni che sono quelli di stare nel coro di un dibattito che ha caratterizzato anche il governo, che non riuscendo ad affrontare i problemi del Paese trova su chi scaricarli, e cioè sul lavoro, e gode di una condizione che è quella per cui si dà per scontato che il mondo delle imprese abbia fatto sempre tutto bene e che le colpe stiano altrove”. Forse sarebbe davvero arrivata l’ora che chi ha l’onere di dirigere questo paese la smettesse di ragionare per schemi pensando magari solo a compiacere la propria parte per ragionare a mente fredda sul come portare davvero l’Italia fuori delle secche. Perché continuare a brindare di fronte ad una crescita (presunta) dello zero virgola qualcosa farà prendere qualche voto, farà sorridere Confindustria ma la situazione resterà tale e quale. Ma a Giorgio Squinzi che è un bravissimo imprenditore capace di fondare un’ottima azienda dal nulla cosa piace? Piace la politica “annunciadera” del Primo Ministro tanto che – serio o faceto che fosse – il patron della Mapei alla Festa dell’Unità ha detto: “Se fanno tutto quello che hanno detto posso anche iscrivermi al Pd”. Bene così in due – Confindustria e Pd - sarà più facile bastonare il sindacato, anche se il sindacato troppo spesso è capace, ma capace davvero a farsi del male da solo.  Però, come si dice? L’Unione fa la forza!

 

 

 

 

 

 


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