Scampo

11.11.2015 06:13

Adesso è ufficiale: Roberto Perotti,  professore di economia politica all'Università Bocconi, ha lasciato l'incarico di commissario alla spending review assunto nel marzo di quest’anno e per il quale non ha mai voluto né stipendio né rimborso spese. Sabato scorso aveva rassegnato le dimissioni, ma l’annuncio pubblico, facendo fare un bello scoop alla prima puntata della trasmissione condotta da Beppe SevergniniL’erba dei vicini” lo ha dato lunedì sera. Le dimissioni erano nell’aria e ne avevamo già parlato, ma vista la caratura di un professore come Perotti, una figura di spicco nella squadra dei consulenti economici di Palazzo Chigi, avevamo sperato potesse restare al suo posto per provare a dare una sterzata come si deve alle finanze italiane e soprattutto per mettere fine a quella marea di sprechi che rappresentano una grande zavorra per lo sviluppo del nostro Paese. Perché se ne è andato? Pur senza polemiche e pur senza clamori com’è nello stile di un uomo per bene il motivo è principalmente uno: “Non mi sentivo molto utile in questo momento”, il che tradotto significa: cosa sto a fare in quell’Ufficio, cosa lavoro a fare se poi le proposte frutto di ore e ore di attente analisi vanno a finire nel cestino?  Purtroppo al di là delle dichiarazioni di facciata lo spirito è proprio questo e lo si evince non solo dalle dimissioni del bocconiano, ma anche da quelle precedenti dell’altro commissario voluto da Renzi:  Carlo Cottarelli chiamato al capezzale della spesa pubblica e anche lui scappato per gli stessi motivi. È un po’ il destino di tutte quelle persone di altissima competenza specifica entrate nell’orbita Renzi che hanno lasciato l’incarico o perché autonome e non propense a fare da spalla ai voleri del premier o perché il loro prezioso lavoro è stato cestinato perché il frutto di valutazioni autonome. E pensare che proprio dalla  spending review, se attuata secondo lo schema Cottarelli e adesso Perotti, si sarebbe potuto risparmiare un sacco di miliardi. Ma a fare i tagli e a togliere i privilegi la casta non ci sta. Bastano gli annunci (ricordiamo ad esempio quella super balla delle auto blu in vendita?) e ogni tanto fare la mascella volitiva in favore di telecamera. Perché in fondo la regola aurea è questa: ho si fa così, o si è fuori dalle grazie del giglio magico. E adesso cosa succederà? Purtroppo ce lo dice Giorgio Gaber: “Non c'è niente da fare, non c'è via di scampo mah, quasi quasi mi faccio uno shampoo”. E, si, non ci resta che provare a sorridere.


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