Sciopero

08.10.2015 07:05

Ebbene sì: the show must go on. Dopo gestacci, insulti, mimiche sessiste lo spettacolo deve continuare. I cinque giorni di sospensione comminati dall’ufficio di presidenza ai senatori di Ala (Gruppo Verdini) Lucio Barani e Vincenzo D'Anna per il gesto sessista rivolto in aula alla senatrice del M5S Lezzi non sono stati graditi dagli interessati nonostante la pena comminata assomigli, secondo la micidiale battuta di Jena a pagina tre de La Stampa, ad una esortazione : “Fatelo ancora!”. E di Barbara Lezzi dice: “Io non faccio gestacci, è la Lezzi che si è comportata come la più scurrile dei carrettieri". E così siccome the show must go on ieri sono arrivati i piani di battaglia di Vincenzo D'Anna che annuncia, udite udite!!!! che da lunedì entra in sciopero della fame perché, dice il senatore vediniano, "sono stato dato in pasto alla pubblica opinione da Grasso: il presidente non ha mostrato i filmati che dimostrano come stavo semplicemente rimimando il gesto fatto dalla Lezzi poco prima”. E come se non bastasse D’Anna scomoda la storia italica, addirittura la Storia che fece l’Italia e alla domanda se per caso – per caso, solo per caso ovviao – Denis Verdini si fosse arrabbiato l’ineffabile senatore campano spiega: “Sì, ma è normale perché lui fa Cavour mentre io sono Garibaldi”. Detto per inciso che ognuno ha il diritto di difendere il proprio operato e naturalmente può scegliere la strada che ritiene più opportuna per difendersi, non sarebbe male lasciare da parte quei personaggi che sono una pagina vera dell’Italia. Ma ormai siamo allo sproloquio quotidiano (naturalmente non ci riferiamo a qualcuno in particolare) e basta approvare una riforma del Senato come quella che sta andando in porto per far sentire tutti padri e mamme della Patria. Comunque, dopo l’annuncio dello sciopero della fame, dopo essersi paragonato a Garibaldi, Vincenzo D'Anna, diventa cavaliere medioevale e lancia il guanto di sfida a Pietro Grasso per ristabilire il proprio onore e la propria rispettabilità: “Lo inchioderemo, se ho torto io mi dimetto da senatore, ma altrimenti se ne deve andare lui”. Mannaggia! Come finirà? Potrebbe finire al civico 55 in via del Pantheon a Roma, dove ha sede il celeberrimo e super frequentato dai politici ristorante “Da Fortunato”. Come dire: a tarallucci e vino, secondo la tradizione politica romana.

 


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