Suicidio

09.09.2015 07:10

L’allarme lo ha lanciato Gustavo Zagrebelsky dalle pagine del Fatto Quotidiano: “Fermiamo il suicidio assistito della Costituzione”. Il Presidente emerito della Corte costituzionale non può certo essere annoverato né tra i vecchi bolscevichi né tra i gufi di renziana e recente memoria. E se una personalità come Zagrebelsky dice queste cose in molti farebbero bene a tenerne conto. Spiega l’ex presidente della Corte:  “Le riforme in campo sono tutte orientate all’umiliazione del Parlamento, nella sua prima funzione, la funzione rappresentativa. Il funzionamento della democrazia è cosa difficile, stretto tra l'inconcludenza e la forza. Chi crede che si tratti di una battaglia che si combatte una volta ogni 5 anni in occasione delle elezioni politiche e che, nell'intervallo, tutto ti è concesso perché sei il Vincitore, si sbaglia di grosso ed è destinato a essere travolto, prima o poi, dal suo orgoglio, o dalla sua ingenuità, mal posti. La prima vittima dell'illusione trionfalistica è il Parlamento. Se pensiamo che si tratti soltanto di garantire l'azione di chi ha vinto le elezioni, il Parlamento deve essere il supporto obbediente di costui o di costoro: deve essere un organo esecutore della volontà del governo. Altrimenti, è non solo inutile, ma anche controproducente". È innegabile che le riforme sono necessarie, non più rimandabili ma serve una riforma che non vada a scapito della democrazia. Un Senato come quello proposto da Renzi e sostenuto da grandissima parte della maggioranza va proprio nella direzione illustrata da Zagrebelsky, ovvero verso il suicidio assistito della Costituzione. Va bene la fine del bicameralismo, va bene il Senato delle autonomie, ma non una legge raffazzonata che trasforma il Senato – che non avrà alcun potere -  in una sorta di circolo dopolavoristico per Consiglieri regionali magari bisognosi di quell’immunità che le regioni non garantiscono loro. Con l’Italicum e con la riforma della Costituzione partorita da Matteo Renzi, (suggerita da chi?) una esigua minoranza non solo avrà una cospicua maggioranza parlamentare, ma si eleggerà da sola il Presidente della Repubblica, e per assurdo avrebbe i voti necessari anche per dichiarare una guerra. Molto meglio sarebbe stato, per esempio, prevedere una Camera con non più di 350 deputati e un Senato di 100 senatori eletti dal popolo; un Senato che non vota la fiducia al governo, ma che ha voce in capitolo sia sulle modifiche della Costituzione sia nell’elezione del presidente della Repubblica e degli organi costituzionali. Sarebbe bene che, a partire dalla minoranza del Pd, chi sarà chiamato a votare si metta una mano sulla coscienza altrimenti concorrerà al suicidio assistito della Costituzione e con esso alla fine della democrazia come l’abbiamo conosciuta.  Per dirla tutta siamo molto pessimisti sull’esito della Riforma. Renzi – che conosce bene i suoi polli – troverà il modo per farsela votare anche se adesso qualcuno bofonchia e scuote la testa. Perché se non passa la riforma si va al voto, e in troppi ne hanno paura. Quindi – secondo il ragionamento di questi pavidi - meglio garantirsi altri due anni di parlamento che tornarsene a casa. Anche a costo di essere tra gli assassini della Costituzione.

 


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