Tavecchio, il vecchio, tra banane e condanne

01.08.2014 07:20

Non essendo un gran frequentatore del mondo pallonaro e dintorni, non avevo mai sentito il nome di Carlo Tavecchio. L'ho scoperto dopo la spedizione mondiale del Brasile quando il suo nome è diventato di pubblico dominio per la candidatura alla guida della Figc. Una federazione, giova ricordarlo, che nell'Italia patria dei 56 milioni di commissari tecnici e del calcio come oppio del popolo conta qualcosa come 1.400.000 tesserati. Davvero un esercito.

Poi, nei giorni scorsi, il nome di Tavecchio è stato tra i più presenti sui media non per la candidatura e magari il programma per il governo del calcio, ma per la sua sparata dal sapore razzista quando, sperando di essere spiritoso o addirittura simpatico, ha detto che da noi giocano molti che prima mangiavano le banane. Una battutaccia, che farebbe schifo in bocca a chiunque, ma che è ancora più offensiva e stupida se a dirla è un uomo che si appresta a ricoprire una carica pubblica. È pur vero che anche alcuni politici sono usi offendere gli stranieri con l'appellativo di mangia banane con chiaro riferimento a oranghi e dintorni, ma se ci si abitua allo schifo è la fine.

Dunque, l'ineffabile Carlo Tavecchio, 71 anni, un uomo con una faccia rubiconda da pane e salame, per dire una faccia alla buona, è un signore che arriva dal mondo politico e amministrativo ed ha in tasca un diploma da ragioniere che gli ha consentito di svolgere l'attività di bancario, anzi di dirigente bancario, presso la Banca di Credito Cooperativo dell'Alta Brianza per molti anni. La sua ascesa nell'olimpo del calcio è stata costruita con la sapienza e la furbizia del democristiano da Prima Repubblica. Si è fatto trovare, insomma, al posto giusto nel momento giusto e grazie ad una tela ben costruita partendo da Ponte Lambro, provincia di Como, ha scalato i vertici della Federazione Gioco Calcio. Fin qui, quindi, una grande carriera dirigenziale. Poi la sua storia legata ai mangia banane mi ha incuriosito ed ho cercato di capire qualcosa di più dell'uomo che si proponeva di guidare la Figc dopo i disastri mondiali di Sud Africa e Brasile. Ed allora altro che frasi dal sapore razzista probabilmente dal “sen fuggite” a lasciarmi perplesso! Sono letteralmente rimasto basito nel vedere il curriculum vitae del nostro che contempla certamente una gran carriera nel mondo del calcio, ex sindaco del suo paese dal 1976 al 1995, consulente del  Ministero dell'Economia per le problematiche di natura fiscale e tributaria riguardo alla sfera dell’attività sportiva dilettantistica e altro ancora, ma anche la bellezza di cinque condanne penali.

Le riporta con super dovizia di particolari l'enciclopedia on line Wikipedia. Eccole: "Carlo Tavecchio è stato processato e condannato cinque volte. È stato condannato a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuata in concorso, a 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell’IVA, a 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per abuso d'ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, oltre a multe complessive per oltre 7.000 euro”.

Se tutto ciò che riporta Wikipedia - ripreso anche su il Fatto Quotidiano da Marco Travaglio e da molti altri giornali è tutto vero che dire? Possibile che in Italia a fare curriculum siano le condanne penali? È vero che anche in politica le condanne aiutano, ma un po' di pudore mai? Tra tutti i tesserati, manager, dirigenti nel mondo del calcio non c'era nessuno che potesse vantare una fedina penale immacolata?

Se anche il ragiunàtt di Ponte Lambro fosse un grande esperto del mondo del calcio, un dirigente capace, uno in grado di traghettare la Federazione verso immaginifici successi, ha titolo con una fedina penale così per rappresentare il mondo pallonaro italiano nel mondo? Evito la risposta perché la stessa è scontata.

Resta però il sapore amaro nel constatare che valori come onestà e lealtà, che poi dovrebbero essere le linee guida nello sport a tutti i livelli, sono calpestati impunemente. Stupisce, per usare un eufemismo, che di fronte a questi fatti - dalle banane alle condanne - ci siano personaggi del calcio, figure di primissimo piano, che ne difendano la candidatura senza il benché minimo dubbio.

Mentre scriviamo queste note non sappiamo come finirà la corsa di Tavecchio alla guida della Figc. Se diverrà presidente oppure no. Resta la storia emblematica tipica di un'italietta che ha perso la bussola e naviga avendo come riferimento valori lontanissimi dall'essere, ma ben presenti e praticati tra l'avere, l'apparire e l'arroganza del potere. Un'italietta colma di cattivi esempi a partire dall'olimpo della politica piena zeppa di capataz così sfrontati e bugiardi che fanno diventare norma ciò che anche un solo episodio sarebbe di troppo.