The show must go on

13.02.2015 07:13

Mentre spopola Sanremo e la metà degli italiani che guarda la Tv ha scelto il festivalone e si lascia rapire dal fascino delle canzonette, si appassiona alla barbetta della drag queen austriaca Conchita Wurst, giudica i vestiti delle vallette e tutti sono ansiosi di scoprire qualche scandalo a partire dai compensi, c’è un’altra Italia che vive con i piedi per terra e si raffronta con drammi di cui è perfino difficile parlane. È quella Italia, la più indifesa, quella che fa notizia solo quando un dramma bussa alla tua porta per dirti che non tutto è un luccichio di strass e paillettes.

Che dire, infatti, di quella neonata morta nell'ambulanza che la stava trasferendo da Catania verso Ragusa, un centinaio di chilometri, alla disperata ricerca di un posto di Rianimazione pediatrica in quanto nella città etnea su tre ospedali non era disponibile un letto attrezzato e in grado di accogliere questo piccolo corpicino bisognoso di aiuto? C’è poco da dire. Si può solo provare un’immensa vergogna nel vedere accadere questi fatti che sono indegni di un paese civile.

Certo il fato avrà anche avuto la sua parte, la morte è sempre in agguato ed è una variabile indipendente da qualsiasi logica, ma quando si è costretti  a prendere atto che in una città di 300.000 abitanti, con tre ospedali mediamente all’avanguardia come Garibaldi, al Santo Bambino e al Cannizzaro, si possa lasciare morire una neonata perché manca un letto attrezzato, il contrasto tra le lucine della ribalta e la tragica realtà è ancora più stridente.

Intanto dopo la denuncia dei familiari la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta e l’assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino ha subito avviato un'ispezione: “E' vergognoso che non si riesca a trovare un posto di Terapia intensiva pediatrica in un'area metropolitana. Verificherò passo passo come sono andate le cose senza guardare in faccia nessuno. Ho già ordinato ai miei uffici tutte le verifiche". E due! Certo magistratura e assessorato non potevano fare diversamente da ciò che hanno fatto, ma la tragica morte resta e lo scandalo anche. Naturalmente ci sarà anche un’interrogazione parlamentare e qualche altra diavoleria perché in Italia funziona così: fare casino, mischiare le carte, aprire decine di inchieste, a parole rivoltare tutto come un calzino, per lasciare che la verità resti una chimera.

A volte siamo un po’ un paese da operetta. Ma è quando la farsa si trasforma in tragedia che la vergogna assale le coscienze che ancora non sono andate all’ammasso tra canzonette e isole dei famosi. Tutto questo adesso finirà probabilmente sotto la già ricca voce “malasanità”, ma poi? Alla famiglia resterà il dolore, un dolore immenso, resteranno anche molte domande che difficilmente troveranno risposte; mentre l’Italia distratta da isole e canzonette unitamente a quella parte di politica sempre prodiga a fare tagli su tagli, resterà la grande voglia di voltare pagina come se nulla fosse successo e la morte della piccola Nicole non fosse altro che pura e inevitabile fatalità. In fondo, come dice, the show must go on. Già, lo spettacolo deve continuare.


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