Toccare si può... Lo sancisce una sentenza

05.02.2016 07:33

In questo inizio d’anno sedici donne hanno perso la vita uccise da mariti, ex compagni o parenti. Una guerra. Una guerra che è anche figlia di una mentalità becera e maschilista unita a quel senso di “possesso” su cui pare poggino molte reazioni. Ma forse è anche figlia di una cultura che magari si scandalizza di fronte a questo massacro, ma poi prosegue ogni giorno nel solco che vede la donna come un accessorio maschile.  Va in questa direzione anche la sentenza emessa da tribunale di Palermo che nei  giorni scorsi ha mandato assolto tal Domenico Lipari, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate del capoluogo siciliano,  accusato di essere troppo lesto di mano nei confronti delle colleghe femmine. Per quanto possa sembrare incredibile la sentenza ha mandato assolto questo signore di 65 anni perché “immaturo”, ovvero toccava seni e sedere come un bimbetto disattento e non come un uomo, per giunta superiore gerarchico delle donne molestate, che considera le donne aggeggi la toccare per passatempo. Nella sostanza la sentenza di assoluzione dice questo: “I gesti non procurarono appagamento sessuale all’uomo e non limitarono la libertà sessuale delle donne, in  quanto quegli atti sono privi di connotato sessuale…. Il comportamento del capoufficio era oggettivamente dettato da un immaturo e inopportuno atteggiamento di scherzo, frammisto ad una larvata forma di prevaricazione e ad una, sia pur scorretta, modalità di impostazione dei rapporti gerarchici all’interno dell’ufficio. Non si deve cioè fare riferimento alla parti anatomiche aggredite e al grado di intensità fisica del contatto instaurato ma si deve tenere conto dell’intero conteso. Nel comportamento del Lipari non era ravvisabile alcun fine di concupiscenza o di soddisfacimento dell’impulso sessuale”. Quindi è stato stabilito che il toccare non provocava appagamento sessuale solo perché era la conseguenza di uno scherzo. È scontato che di fronte a questa sentenza la rete l’abbia buttata in vacca con battute di ogni tipo, finendo magari involontariamente con il far passare in secondo piano la bruttura di una sentenza che umilia sia le donne sia gli uomini che non si riconoscono negli atteggiamenti scherzosi del sessantacinquenne, capo ufficio immaturo. Immaturo per palpeggiare le colleghe e maturo per dirigere un ufficio?  Ne consegue  che dare una pacca sul sedere, palpeggiare il seno e sfiorare la zona genitale di due impiegate – tutte cose accertate e non smentite - è pratica non punibile nel caso sia messa in essere da uomini immaturi. Scrive Massimo Gramellini nel suo Buongiorno su La Stampa: “La vera piaga, sembra suggerire l’augusto consesso, è stata la reazione seriosa delle palpeggiate, che anziché prestarsi allo scherzo e magari sbottonare la camicetta per agevolare le operazioni, hanno denunciato il giocherellone. Rivelando, a differenza sua, una mancanza assoluta di tatto”. È talmente assurda questa cosa che non basterebbero altre cento pagine per mettere in riga il disgusto di certe sentenze. Resta da evidenziare una cosa: il giudice estensore della sentenza è una donna. Vergogna doppia.


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