Trenta

15.07.2015 07:40

Non sappiamo se sia più corretto dire arrivano i nostri o arrivano i mostri, ma la sostanza è che a settembre la traballante maggioranza di Matteo Renzi potrebbe trovare una sponda in quello che il bravissimo Mattia Feltri su La Stampa in edicola il 14 luglio ha catalogato come il “trentesimo partito nato nella XVII legislatura”.  Si, avete capito bene: trenta partitini spuntati come funghi dopo una bella pioggia d’autunno! Trenta, come i trenta denari! Una vergogna, anche se sappiamo bene che l’eletto – senatore o deputato – non ha vincolo di mandato, ma crediamo dovrebbe avere il vincolo del buon senso e del rispetto degli elettori. Ma sappiamo altrettanto bene che nessuno chiederà conto a questi saltimbanchi.  Sia come sia, a capo di questo nuovo partito c’è l’uomo che era considerato l’anello di congiunzione tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi nel famoso o famigerato “Patto del Nazareno”. Naturalmente parliamo di Denis Verdini, ex berlusconiano di ferro ed ex uomo forte di Forza Italia, il quale non lascerà la casa madre da solo, ma si porterà appresso la solita pattuglietta in grado di dare ossigeno temporaneo all’asfittica maggioranza di Governo. Se la sinistra del Pd fa un po’ le bizze perché ha scoperto (e che scoperta!!!) di stare in un partito che nulla ha a che fare con la sinistra, nessun problema: alla bisogna arrivano i nostri o i mostri che si dir si voglia. È tutto molto strano. Dopo anni e anni a parlare delle virtù taumaturgiche del bipolarismo, la maggioranza al Senato regge grazie ai voti di ex leghisti, ex 5stelle, ex Scelta Cvica e su due ex berslusconiani di ferro come l’ex ministro Sandro Bondi (il poeta delle lodi al Capo) e la di lui compagna Manuela Repetti usciti anch’essi dal partito di Berlusconi perché finiti all’angolo dopo che il vecchio Silvio è stato messo sotto tutela e sotto scorta del cerchio magico. E così salto dopo salto, voltagabbana dopo voltagabbana, la maggioranza sempre più variabile regge quel tanto che basta per garantire la pagnotta a un gruppetto di peones e a qualche numero dieci (come Verdini appunto) altrimenti destinati a sparire. Il nuovo partitino di Denis Verdini potrebbe chiamarsi Azione liberale o Azione liberale per le autonomie, ma non è questo il punto. Potrebbe chiamarsi Pippo, Pluto o Paperino sarebbe lo stesso, ciò che conta sono i numeri. Naturalmente ad alcuni di questi transumanti – dai più antichi ai più recenti – dovrà essere dato un premio che ha la sagoma di una bella candidatura nel Pd quando si tornerà al voto. Così va il mondo. Ci dicono che bisogna essere aperti di mente e accettare le novità del mondo che cambia.  Basta con le bandiere, basta con i partiti chiusi. È ora di aprirsi… Sì, aprirsi al mercato del libero  scambio sotto il nuovo vessillo: “Do ut des”, ovvero io da una cosa a te e tu dai una cosa a me. Capito mi hai?


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