Un galantuomo a... sua insaputa

31.01.2014 08:09

Fa molto politically correct affermare, specialmente in pubblico e specialmente quando le sentenze degli amici sono loro  favorevoli, che le sentenze non si commentano ma si accettano. Teoria giusta. Pratica più complessa. Ma di fronte a certe sentenze non solo è difficile accettarle, ma quasi impossibile non esprimere il proprio pensiero. Noi che solitamente abitiamo il versante del politically incorrect e non badiamo troppo all’etichetta, proprio non ce la facciamo a rimanere in silenzio di fronte alla sentenza che ha mandato assolto l’ex ministro Claudio Scajola. Il nostro commento non ha alcuna valenza giuridica e non si basa sulla conoscenza degli atti, ne tantomeno si conoscono le motivazioni della sentenza. Quello che segue è quindi il pensiero di un uomo qualunque senza verità assolute né la pretesa dell’obiettività di giudizio; semmai è il commento di chi vorrebbe guardare alla Giustizia non come ad una matrigna che ha figli e figliastri.

Superato lo stupore misto a rabbia per l’assoluzione di Claudio Scajola, sono emerse in chi scrive alcune considerazioni di sostanza che meriterebbero risposte che non siano la lettera inviata ai giornali dal potente ex ministro.

Anche se la vicenda è stranota, veniamo ai fatti. Pare che qualcuno all’insaputa dell’interessato abbia pagato i due terzi dell’abitazione con vista Colosseo acquistata dal politico di Forza Italia. Almeno così è stato detto. Quindi nemmeno quando Scajola sborsò i famosi 600 mila euro per un alloggio che ne valeva il triplo non ha sentito puzza di bruciato. Eppure Scajola non è uno sprovveduto e neppure un tonto da gabbare a piacimento. Scajola è politico di lungo corso. Controlla e raccoglie un sacco di voti in Liguria ed ha un vero e proprio feudo dalle parti di Imperia. Ha avuto, questo sì, alcune disavventure a causa della politica le più note delle quali quando è stato fatto ministro.

La prima tegola risale al 2002 quando da ministro dell’Interno definì (a sua insaputa, nel senso che non sapeva di essere registrato) il professore universitario Marco Biagi ucciso dalle Br “un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza” e quindi per lo scandalo che ne seguì fu costretto a dimettersi. La seconda volta, il 4 maggio 2010, per la nota vicenda dell’appartamento di via del Fagutale, davanti al Colosseo. Piccole disavventure, quisquilie e pinzallacchere, si fa per dire!

E anche questa volta tutto sommato gli è andata bene. Dopo “tanta sofferenza” il 27 gennaio 2014 è arrivata l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Di fronte all’assoluzione Claudio Scajola che fa? Accende un cero alla Madonna? Si reca in pellegrinaggio a Medjugorje? Va in Africa a fare il volontario? No, nulla di tutto questo. Va in Tv a fare la vittima. E un po’ anche l’italico piagnone da sceneggiata napoletana. Ha gridato la sua innocenza e ha rivendicato l’onore (e i posti in politica) persi per via di una vicenda il cui iter processuale – ipse dixit - non doveva avere inizio. Dirama una lettera ai giornali in cui sostiene: “Sono lieto che il tribunale di Roma abbia deciso, con una decisione assolutamente rara e coraggiosa, di andare oltre la semplice prescrizione, visto che il tribunale stesso, in base a quanto emerso in dibattimento, ha verificato che questo processo non doveva neanche iniziare visto che era comunque prescritto. Il codice prevede una sola eccezione per non applicare la prescrizione, che è quella dell’evidente prova dell’innocenza dell’imputato. Quindi oggi il tribunale ha finalmente posto fine a questa vicenda con la più ampia formula di assoluzione nei miei confronti. Questo mi allieta e in parte mi ripaga per tutte le sofferenze subite in questi quattro lunghissimi anni. L’accusa da cui mi sono difeso mi ha mostrato all’opinione pubblica come un trafficone e mi ha provocato delle sofferenze personali indicibili che non auguro nemmeno al mio peggiore nemico”.

Comprensibilmente il Nostro era strafelice, chi non lo sarebbe stato al suo posto. Quindi prendiamo atto che la Giustizia ha stabilito che Claudio Scajola è innocente, punto a capo.

Adesso da assolto, dopo aver fatto l’affarone della vita comprando un appartamento dal valore di 1,7 milioni di euro pagandolo solo 600 mila mette in vendita l’alloggio del disonore. È lui stesso a dirlo dopo essersi lamentato che in precedenza non era riuscito a concludere la vendita perché nessuno ne voleva sapere. Afferma l’ex ministro nella lettera: “Non abito più in quella casa da un anno e mezzo ormai. Ho già fatto un compromesso per la vendita dell’appartamento. Nei prossimi mesi, finalmente, me ne liberò completamente”. Evviva! Dopo tanta sofferenza un po’ di serenità. Alla fine la Giustizia trionfa sempre e nei tribunali la scritta “la Legge è uguale per tutti” continua a trovare piena legittimità. O no?

Ps. Una domanda. Scajola vende l’alloggio a che prezzo? Chiede più o meno i 600 mila euro da lui pagati o il milione e settecento mila della valutazione di mercato, ovvero la cifra che una manina benevola ha versato a sua insaputa alle precedenti proprietarie dell’immobile? Comunque siamo sicuri che se venderà l’appartamento a prezzo di mercato devolverà in beneficenza tutta la parte eccedente i 600 mila euro. Antonio Claudio Scajola da Imperia, in politica da una vita, già sindaco della sua città, parlamentare, più volte ministro è un galantuomo. A sua insaputa?