Valeria, l'italiana che ci mancherà tanto

20.11.2015 07:31

Mi ha molto colpito la compostezza e anche la serenità d’animo dimostrata in televisione dei genitori di Valeria Solesin, la ragazza di 28 anni di Venezia uccisa nel barbaro massacro del Bataclan, a Parigi, quando hanno annunciato la morte della loro figlia. Hanno ricordato Valeria senza maledire nessuno, senza inneggiare alle crociate, non hanno evocato bombe e territori da radere al suolo, non hanno sparso odio, ma hanno parlato della loro ragazza come di una cittadina esemplare, prima ancora di ricordare che era una figlia stupenda. Davvero una grande lezione di civiltà in mezzo al tracimare di commenti a volte sinceri a volte sguaiati di questi giorni. Valeria è stata ricordata da Gino Strada, il fondatore di Emergency, della cui associazione la giovane era stata volontaria prima a Venezia e poi a Trento. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, oltre a esprimere il suo cordoglio alla famiglia, ha proposto l’istituzione di una borsa di studio intitolata alla dottoranda italiana, della quale ha ricordato che era “una giovane studiosa dalle qualità straordinarie”. In quel contesto non era il caso di ricordare che Valeria Solesin da quattro anni svolgeva un dottorato in demografia alla Sorbona di Parigi, studiava sociologia e si occupava di temi legati alla famiglia e ai bambini e soprattutto era considerata da molti come “uno dei cervelli in fuga dall'Italia”. Adesso, post portem, se ne ricordano le qualità – forse troppe – per restare in un Paese che offre così poche opportunità alle centinaia  di giovani che sono costretti a lasciarlo ogni anno.  Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella di Valeria ha affermato: “Era figlia d’Italia e d’Europa. È stata uccisa da mano barbara, fomentata da fanatismo e odio contro la nostra civiltà, i suoi valori di democrazia, di libertà e di convivenza. Valeria è stata uccisa, insieme a tanti altri giovani, perché rappresentava il futuro dell’Europa, il nostro futuro”. Valeria, adesso, non c’è più. Il suo nome compare in quel lungo e triste elenco di ragazzi e ragazze, uomini e donne, che hanno lasciato questa terrà perché hanno incontrato sulla loro strada  giovani con in mano un kalashnikov. Ecco, adesso che Valeria non c’è più ricordiamola con le parole della mamma Luciana Milani, che poi è il ricordo più prezioso e che magari dovrà essere letto ai ragazzi quando si consegnerà loro le borse di studio e magari letto da quei politici che riescono a sproloquiare anche di fronte a drammi come quello di Parigi: Era una persona meravigliosa e l’unica cosa che ci preme ricordare di lei in questo momento è che  era una persona, un cittadina, una studiosa meravigliosa. Ci mancherà molto e credo, visto il percorso che stava facendo, che mancherà anche al nostro Paese per le doti che aveva. Valeria seguiva ed aiutava i senza tetto di Parigi. Questo dice tutto, dimostra la sua voglia di conoscere in tutte le sfaccettature le realtà che andava a studiare e frequentare”. Ciao, Valeria, riposa in pace...

 


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