Video

18.07.2015 06:36

Poche righe su un paio di quotidiani nazionali on line e un video. Un piccola didascalia per dire: “Tra feci e spazzatura, dentro il centro di prima accoglienza di Terzigno, provincia di Napoli. Uno dei 120 migranti ospitato nella struttura di prima accoglienza, ha ripreso con il proprio cellulare le stanze più intime del centro. Il luogo in cui dormono, i bagni e gli spazi dedicati alle funzioni religiose. Il centro in questione, riceve circa 28 euro al giorno dallo Stato per ciascuno degli ospiti. Il proprietario della struttura sottolinea, però, che i pagamenti sono tardivi”. Il video, in effetti, non è un bel vedere. Ciò che la didascalia racconta nel video si vede tutto e bene. C’è un evidente sovraffollamento. Ma i cessi sporchi e l’acqua per terra davanti ai lavandini sono segni divini? Gli escrementi sono piovuti dal cielo? Di fronte a queste cose, senza nessun intento polemico o peggio ancora discriminatorio e razzista, si pongono un paio di domande. Dando per assodato che il centro riceve contributi dalla Stato e cioè da tutti noi, e che magari lo Stato è un buon incassatore ma un pessimo pagatore è tutto dovuto? Va bene segnalare un disservizio, ma se invece del telefonino il migrante prendeva scopa, straccio e spazzolone il problema momentaneamente era risolto.  Sarebbe bene che qualcuno, qualche operatore dei centri o qualche volontario, spiegasse a questi tecnologici migranti che l’Italia è sì un Pese generoso, ma non è da spremere come un limone a piacimento. È forse giusto avere assistenza, però sarebbe altrettanto giusto e doveroso contribuire almeno al mantenimento del posto invece di bighellonare tra la branda e il giardino, e poi magari farsi due passi nel parco. Per fortuna ci sono anche esempi di collaborazione. Sporadici, certo, ma non tutti fanno filmati e li postano in rete. Questo è vergognoso e inaccettabile. Uno schiaffo a chi in questo paese suda per mettere insieme il pranzo con la cena e un’offesa a chi – come l’Italia – si fa carico di problemi non suoi.  Non facciamo di tutta l’erba un fascio e non buttiamo benzina sul fuoco dell’intolleranza che già è tanta di suo. Però non sarebbe giusto tacere che tra le storie drammatiche che arrivano da deserti e mari in tempesta, ci sono anche persone come il migrante lamentoso di Terzigno che sa tutto di telefonia, conosce il web, forse anche le tecniche di comunicazione, ama mangiare bene e nel pulito ma non sa cosa sia il lavoro di ramazza. Proprio lo ignora. Come ignora - il migrante lamentoso di Terzigno - quel minimo di educazione e gratitudine che tutti, ma proprio tutti, indipendentemente dal colore della pelle, indipendentemente da dove arrivano e indipendentemente dalle storie che si portano dietro dovrebbero avere.


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