Assolto Erri De Luca, non instigò a delinquere perché sabotare "è parola nobile e democratica"

23.10.2015 08:00

L’assoluzione di Erri De Luca sotto processo a Torino per “istigazione a delinquere” in riferimento alla vicenda della Tav è una buona notizia perché, indipendentemente dalla questione dell’alta velocità in Val Susa, i giudici hanno riconosciuto che esiste e va tutelata la libertà di pensiero. Uno tra i più amati  scrittori dell’Italia contemporanea rischiava di finire in galera per otto mesi in virtù di una norma del codice che risale al 1930; una norma voluta da Alfredo Rocco (il famigerato codice Rocco) in nome di Benito Mussolini. A sentenza appena letta lo scrittore ha dichiarato: “Oggi torno a essere un cittadino qualunque. È stata impedita un’ingiustizia, quest’aula è un avamposto sul presente prossimo. Scendo dal gradino su cui mio malgrado mi hanno issato. Ma continuerò a usare il vocabolario per esprimere le mie convinzioni. Comunque è una buona notizia per questo paese. Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua”. Il vocabolo a cui fa riferimento l’autore de “La parola contraria” è “sabotare” che lo stesso ha definito essere parola “nobile e democratica”. E a sostegno della propria tesi ha portato come riferimento lo sciopero dicendo: “Anche come operaio ho partecipato a molte lotte e scioperi. Lo sciopero è esattamente questo, il sabotaggio della produzione”. Su questo punto, ossia sul vocabolo “sabotare” dissento. A mio avviso non regge il paragone con lo sciopero che ferma la produzione e sabotare qualcosa. Perché se pure il vocabolario alla parola sabotare scrive “Intralciare la realizzazione di qualche cosa, o fare in modo che un disegno, un progetto altrui non abbia successo” pronunciata in contesti complessi e carichi di alta tensione sociale come la Tav può generare confusione in chi non la capacità intellettuale di De Luca di comprendere il vero e onesto significato delle parole. Anche chi faceva saltare in aria i tralicci in Alto Adige compiva un sabotaggio che è cosa diversa dal tagliare la rete in Val Susa con le cesoie. Ecco perché dissento sulla difesa del vocabolo per il cui utilizzo De Luca è stato processato. Io penso che chi ha una grande presa sulla gente comune, come appunto De Luca, è ascoltato e seguito soprattutto per la sua dirittura morale, dovrebbe sentire forte il senso della responsabilità delle parole che pronuncia. Non è il caso dello scrittore, ma tutti ricordiamo i cattivi maestri che hanno coinvolto e convinto una generazione a seguire i propri deliri per dare il via a farneticanti lotte al potere che hanno lasciato dietro di sé solo una scia di morti e atti di una violenza inaudita quanto gratuita e soprattutto fine a sé stessa. Ciò detto non posso che ribadire la felicità per l’assoluzione di De Luca. Una soddisfazione che deriva dal vedere riconosciuto il rispetto del principio sancito dall’articolo 21 della Costituzione che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. In chiusura una domanda: “Se a pronunciare quelle parole non fosse stato un famoso scrittore, poeta e giornalista per il quale sono scesi in campo personalità di 19 paesi, tra cui gli scrittori Salman Rushdie, Paul Auster, François Hollande, la ministra della Cultura francese Fleur Pellerin, Claudio Amendola, Fiorella Mannoia, Win Wenders, Luca Mercalli, Costantin Costa-Gravas, Alex Zanotelli cosa sarebbe successo? Perché la legge è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali di fronte alla legge. Con o senza codice Rocco.


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