Bandiere

15.11.2015 07:38

Sull’attacco al cuore dell’Europa e davanti alla terrificante carneficina di Parigi è difficile provare a dire una parola che non sia ancora stata detta. Anzi: parole ne sono state dette troppe e alcune anche a proposito soprattutto da parte di alcuni politici che usano le tragedie come una clava per scopi di puro mercato. Ma questo appartiene alla meschinità umana, se di essere umani si può parlare di fronte a certe frasi pronunciate da sciacalli senza testa né cuore né umanitò. Archiviate le brutture due parole soltanto sulla reazione delle persone normali di fronte al 129 morti di Parigi. I social network – come sempre – sono stati i primi a scendere in campo con immagini, disegni, slogan tutti riferiti alla tragedia di Parigi. C’è addirittura un software in Facebook che modifica l’immagine del proprio profilo mettendo sopra la foto una bandiera francese in dissolvenza, per “per sostenere la Francia e i cittadini di Parigi”. Insomma, pochi istanti dopo la strage, i social si sono messi in moto in  modo esponenziale moltiplicando per cento ciò che già era successo dopo l'attentato alla sede di Charlie Hebdo in cui allora a spopolare era la scritta Je Suis Charlie” su magliette e ovviamente sui profili personali. Pur rispettando appieno le scelte di ognuno, non sappiamo quanto ci sia di vero, profondo, di sofferto, di vicinanza e di dolore di fronte a queste testimonianze virtuali. È vero, la gente comune magari sente forte il desiderio di manifestare il proprio orrore e non ha altri mezzi per testimoniarlo se non attraverso piccoli gesti che lasciano il segno. Ma sorge anche una domanda: quanto conta lo spirito di emulazione o la “moda” (mi si perdoni la parola) di fronte alla tracimazione di bandiere francesi sul proprio volto? Sarebbe interessante provare a capire quanti di quelli che hanno messo la bandiera della Francia, o la Tour Eiffel piangente o altre immagini ancora (ci sono anche dei piccoli capolavori) si sono fermati a leggere non solo i resoconti della strage, ma anche analisi più profonde per cercare di capire il perché l’occidente è sotto attacco e magari cercare porsi qualche domanda sul perché accadono queste cose anche se le stesse non hanno alcuna giustificazione né meritano di essere comprese sotto nessun aspetto? Però, anche se la testimonianza di vicinanza con la tragedia francese può essere una cosa buona. Il limitarsi all’esteriorità però non porterà a nulla. Noi siamo impotenti, certo, ma sono le coscienze degli uomini che dovrebbero influenzare le azioni politiche. Esserci con la bandiera è un segno. Ignorare ciò che accade sulle nostre teste è debolezza e forse anche leggerezza o pigrizia mentale. Quella debolezza che poi ti porta la morte sull’uscio di casa e che ti fa sentire dannatamente fragile e vulnerabile anche sotto un milione di bandiere . 

 

 

 

 


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