C’è chi si fuma il cervello e chi si accontenta di una canna

14.02.2014 07:49

Dopo la legge elettorale, la Corte Costituzionale ha mandato in soffitta una norma della Fini-Giovanardi che dal 2006 equiparava le droghe leggere a quelle pesanti aumentando verso l’alto reati e pene riconducibili alla droga. La prima domanda viene naturale: ma i mille che fanno le leggi, ovvero deputati e senatori, sanno di ciò di cui sono chiamati ad occuparsi? Pare proprio di no, visti i recenti risultati. Ad occhio e croce i pigiatori di bottini lautamente retribuiti fanno la fine di quegli alunni un po’ asini che la maestra mette dietro alla lavagna. Ci sarebbe da ridere, se non facessero piangere.

Nel frattempo che lor signori licenziano leggi e appena esse entrano in vigore il cosiddetto “popolo italiano” ne porta le conseguenze. Se con la legge elettorale il danno peggiore è stato quello di mandare in parlamento una classe politica nominata da alcuni leader (o boss?) politici, la Fini-Giovanardi ha finito con il mandare in galera, e in alcuni casi a morire, ragazzi e ragazze, piccoli spacciatori, dediti alla “canna” e non per uso terapeutico.

Risultato? Carceri piene e, lo ripetiamo, qualcuno ci ha pure lasciato la pelle. Ricordiamo, vero, la fine di Stefano Cucchi morto il 22 ottobre 2009 nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini di Roma, una settimana dopo il suo arresto? Era stato trovato in possesso di venti grammi di hashish. Con il pensionamento della legge Fini-Giovanardi oggi Stefano Cucchi non sarebbe finito in galera e avrebbe ottenuto pene alternative come previsto dalla precedente normativa e dal referendum dei Radicali che nel ’93 abolì il carcere per l’uso personale di droga.

Ecco, questo è il punto: si fanno leggi, sempre più spesso su basi ideologiche, e chi ci finisce tra le maglie ne paga le conseguenze. La legge 189 del 30 luglio 2002 varata dal Parlamento italiano nel corso della XIV Legislatura, è quanto di più strampalato possa esserci. Intanto, come sempre, fu concepita su basi ideologiche. La destra ne appoggiava l’approvazione e la sinistra era contraria. Infine la stessa legge che manda in galera chi si fa una “canna” è stata inserita, udite udite, all’interno del decreto legge sulle Olimpiadi invernali di Torino del 2006. Basterebbe questo fatto a far rabbrividire gli italiani e vergognare il legislatore, ma così funziona spesso, il parlamento che usa leggi di altra natura come moderni cavalli di Troia dentro i quali inserire a piacimento norme e leggi per appagare il proprio “ego” o dare la caramella agli elettori di riferimento.

Succede così anche adesso di fronte alla sentenza della Corte. Il centrodestra, a partire da quel grande statista che risponde al nome di Carlo Giovanardi padre della legge, per passare  attraverso Maurizio Gasparri il sodale di tante scorribande ideologiche è tutto un invito alla guerra santa. Dall’altra parte si plaude invece alla sentenza che offre, dicono loro, finalmente l’opportunità per “rimodulare meglio la legge, riservando sanzioni gravi ai grossi trafficanti”. Domanda: e farlo prima no? La risposta sarebbe scontata, ma trattandosi di legislatori nominati e di padri della patria della levatura di quelli citati in precedenza, anche l’ovvio diventa materia insondabile.

Adesso le patrie galere apriranno le porte a migliaia di detenuti  entrati “ar gabbio” grazie alla Fini-Giovanardi. Nessuno pensa di legalizzare i reati, la droga compresa quella leggera non è un vasetto di Nutella, ma una nazione che manda liberi assassini e stupratori, per non parlare dei colletti bianchi, mandare in galera un ragazzo per una canna pare eccessivo. A meno che la legge non sia stata partorita da chi si è fumato il cervello.