Canti

07.09.2015 07:23

A parte Londra che fedele al suo atavico snobismo (siamo inglesi!) ha detto no alle quote e si è dichiarata disponibile solo al ricollocamento di 15mila profughi, l’Europa sta vivendo una sorta di isteria collettiva buonista, dopo aver fatto finta di nulla per almeno un lustro. E così assistiamo a scene che sembrano uno sceneggiato se solo le persone protagoniste della scena non fossero dei disperati che hanno attraversato inferni pur di arrivare se non in paradiso almeno nel purgatorio del vecchio mondo. Alla stazione di Monaco di Baviera hanno accolto i migranti – soprattutto quelli siriani – con applausi, torte, giocattoli per i bambini e canti di benvenuto. E che dire della chicca del premier finlandese Juha Sipila che ha annunciato alla televisione pubblica di essere disposto ad ospitare alcuni richiedenti asilo nella sua casa privata di campagna, che occupa raramente per via delle sue funzioni a Helsinki?  Il primo ministro ha spiegato così la sua disponibilità: "Spero che il mio gesto diventi una sorta di movimento popolare che ispiri molti a prendere la loro parte di responsabilità in questa emergenza abitativa dei rifugiati”.  È Un beau geste, dal sapore antico. E il bello di tutto, è che tutto è vero. Non è uno scherzo, anche se alcune scene sembrano uscite dal libro Cuore. Mentre tutto ciò avveniva i fortunati che l’hanno fatta franca dopo che Berlino e Vienna hanno aperto i confini ai migranti provenienti dall’Ungheria, piangevano di gioia. Scene inimmaginabili fino a pochi giorni or sono, quando l’Europa lasciava  che a sbrigarsela fosse soprattutto l’Italia, che era la meta più ambita e più vicina da raggiungere. Tutto bene dunque? Ovviamente no. Perché quando gli Stati appaiono troppo generosi con gli ultimi è perché hanno fatto qualche calcolo a monte. In ogni caso adesso per i disperati che arrivano soprattutto da Siria, Iraq e Afghanistan , ovvero gli Stati dove la vecchia Europa ha fatto affari d’oro con la vendita delle armi, la vita si presenta è un po’ meno dura. Naturalmente gli altri migranti è meglio se continuano a sbarcare in Italia, ma questo è un altro discorso. In tutto questo c’è una sola grande speranza: che l’Europa per una volta si proponga come un’unione di Stati e con l’intento unico di unire le forze per frenare e gestire questa sorta di esodo biblico. Certo per fare ciò l’Europa non deve avere i tempi classici della politica che sono più consoni a concionare che all’agire.  Perché se adesso danno torte e giocattoli a chi arriva, prima o poi anche la civilissima Germania, e con essa l’Austria e magari la Francia, vedranno che il buonismo farà immagine ma si scontrerà con altri problemi, peraltro ben conosciuti nello Stivale. E allora le frontiere torneranno in funzione, e le torte allieteranno le tavole imbandite e non più le mense improvvisate alla stazione. Così va il mondo, da che mondo è mondo.


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