Cintura

18.01.2016 07:02

Così, tanto per alleggerire un po’ clima dell’attualità che spesso mette di cattivo umore chi legge sia per la pochezza della politica sia per l’attualità più nera che rosa, oggi la Nota racconta una storiella niente male. Con una necessaria premessa: la storia è verissima, visto che nessuno al momento l’ha smentita, e per leggerla per intero basta  cliccare qui . Dunque, proviamo ad immaginare la scena: una signora di mezza età disperata telefona ai Vigili del Fuoco di Padova perché nonostante vari tentativi non riesce ad aprire un lucchetto. Fin qui nulla di così eclatante. La storia cambia verso quando i Vigili si dicono pronti a partire per l’intervento e la signora li stoppa: vengo io da voi. Ovviamente gli angeli del 115 pensano ad uno scherzo ma tutto si risolve con l’arrivo della signora e con la spiegazione sul tipo di lucchetto da aprire. La curiosità ha lasciato posto all’imbarazzo quando la donna abbassando la gonna ha spiegato che quel maledetto lucchetto bloccato era quello della cintura di castità che la sventurata indossava per sua scelta. Ripetiamo che si non si tratta di uno scherzo né di una scena del film “I Pompieri”  con Lino Banfi e Paolo Villaggio per cui non possiamo non immaginare la professionalità degli uomini in divisa mentre armeggiano con le cesoie per dare luce alle parti intime della signora. Nonostante la delicatezza del luogo i Vigili sono stati costretti a fare un intervento ad occhi aperti almeno fino al clik liberatorio del lucchetto che salta. Poi, dopo il clik occhi chiusi! È stato poi spiegato che “il lucchetto in ferro chiudeva una di cintura che teneva unita una banda in vita con una fascia pubica che andava a coprire la zona dei genitali in modo da renderli inaccessibili”: proprio come quell’aggeggio del quale si racconta fosse in uso nel Medio Evo al tempo delle Crociate. Carina la storia no? Nessuno è riuscito a capire il perché di tale scelta né se c’è lo zampino di un Brancaleone partito per la Terra Santa. Sappiamo, e questo ci consola, che dovrebbe trattarsi di una libera scelta alla base della quale non vi è costrizione alcuna. Sarà stato l’abbozzo di un gioco erotico sul tipo: ritenta e sarai più fortunato? Un’autoflagellazione? Una bizzarria per provare una volta nella vita l’insostenibile pesantezza dall’essere cinta non d’allora ma di vil metallo?   Certo che la cosa fa ripiombare tutti indietro nel tempo e non manca di regalarci un bel quarto d’ora di pura ilarità. Forse il tutto si racchiude in questo aforisma del premio Nobel Anatole France: “Non vi sono casti: solamente infermi, ipocriti, maniaci e pazzi”. Ma come sempre aveva ragione quel genio di Totò: “Il mondo è bello perché è… avariato”. Auguri alla signora per ritrovata libertà. E che la prossima volta si accontenti di un braccialetto da mettere al polso. E se proprio vuol giocare giochi, ma non più alla pulzella che aspetta il ritorno del sire vincitor..


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