Daje

01.10.2015 06:35

La quasi totalità della copertina di Maurizio Crozza a “Di Martedì” e quasi tutta la puntata del giorno successivo a “L’aria che tira” su La7 sono state dedicate al viaggio di Ignazio Marino a Philadelphia e all’affermazione fatta dal Papa sull’aereo di ritorno dagli States: “Marino? Non l’ho invitato io e neppure gli organizzatori, ai quali l'ho chiesto, lo hanno invitato. Si professa cattolico, è venuto spontaneamente” e a rimarcare il concetto ecco il dito indice dritto e la frase: “Chiaro? Chiaro?”. Di fronte a tanta veemenza del santo Padre e a quel dito indice alzato, non potevano che scatenarsi le dietrologie più disparate e naturalmente i talk show, sempre pronti ad azzannare la preda (perdente) e a vendere paccottiglia mediatica. Cosa avrà voluto lasciar intendere papa Francesco con quel suo “chiaro? chiaro?” resta un mistero. Un mistero per noi comuni mortali, ma una frase chiarissima (forse) per chi la doveva intendere. A tutto ciò si è aggiunta la telefonata organizzata da quei diavoli de “La Zanzara” che con la voce di un finto Matteo Renzi hanno ingannato monsignor Vincenzo Paglia il quale, convinto di parlare con il primo ministro,  ha dato dell’imbucato al sindaco della capitale. Come si vede la voglia di bastonare Marino è sconfinata ed ha contagiato anche gli alti prelati di oltre Tevere. Ormai il povero Marino qualunque cosa faccia o non faccia, sia che si trovi a Roma sia che vada all’estero, sia che si riposi in vacanza o che lavori in ufficio finisce sempre nel tritacarne ben oltre i proprio demeriti. Menare Marino è ormai uno degli sport più praticati in Italia, come lo è stato in passato lo sbeffeggiare Gigi Marzullo il giornalista Rai famoso per la frase con la quale salutava i suoi ospiti “si faccia una domanda e si dia una risposta” o il ridere di Francesco Totti in perenne guerra con la lingua italiana. Com’è noto i luoghi comuni sono duri a morire  e poi in certi casi subentra anche lo spirito di emulazione. Quindi giù botte al chirurgo passato alla politica che si trova oggi sulla sedia più scomoda della capitale. Difficilmente il primo cittadino getterà la spugna a meno che il ko che gli ha assestato papa Francesco non faccia il miracolo che molti aspettano. Che poi sarebbe la cosa più sensata da fare: lasciare che a parlare siano i cittadini di Roma attraverso il voto. Questa è un’eventualità che non piace nemmeno a Matteo Renzi che ha una strizza pazzesca di perdere la capitale magari in favore di un candidato dei 5Stelle magari un tipo alla Alessandro Di Battista. Quindi meglio lasciare Marino a bagnomaria e tirare a campare perché come diceva spesso Giulio Andreotti tirare a campare è pur sempre meglio che tirare le cuoia! Povero Marino che aveva per motto “daje”. In troppi lo hanno preso alla lettera e il motto e diventato un’esortazione: daje, daje a Marino. E se dopo tante botte profane mancavano anche quelle sacre ecco che sono sotto forma di indice del papa. E quindi: daje a Marino. Ieri, oggi, domani e così sia!


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