Daniela Santanché... Fini? Un grande statista (Intervista del 2004)

04.10.2005 15:50

Daniela Santanché, cuneese di nascita, parlamentare e donna manager, nonché animatrice dei salotti milanesi e romani, arriva al Castello Rosso di Costigliole Saluzzo poco dopo le 21. Al suo fianco un accompagnatore d’eccezione: suo figlio Lorenzo, Lorenzino il magnifico, come in uno slancio materno lo chiama lei. Entra nella sala d’onore del celeberrimo castello, trasformato in centro benessere e ristorante, saluta la sua famiglia, un bacio alla mamma che la accoglie con un “ciao tesoro” mentre nel salone si attenua il brusio di una serata conviviale e le parole lasciano spazio a sguardi d’ammirazione. Daniela Garnero Santanché è elegantissima. Sorridente. Anche affabile. Si coccola con gli occhi Lorenzo, un po’ assonnato. “Venga - dice - di là staremo più tranquilli”. Poco dopo, in una saletta del castello, registriamo l’intervista.  
Scrivendo un articolo per “il Provinciale” la prima domanda è quasi scontata: cosa le manca della vita di provincia?
Mi manca il rapporto umano. Vede, io mi ritengo ancora oggi una ragazza di provincia. La provincia ti regala rapporti umani che altrove è difficile trovare. Qui ci si conosce tutti, c’è un grande senso di solidarietà, uno spirito dell’insieme che in una grande città viene meno o si riduce al massimo al quartiere dove vivi.
Tornerebbe a vivere a Cuneo?
Oggi non tornerei a vivere in questa città, ma potendo scegliere mi piacerebbe nascere qui e passare un periodo della mia vita proprio a Cuneo.
Lei è una donna famosa e conosciuta per le molteplici attività della sua vita. Non le succede mai di trovarsi magari a passeggio per piazza Galimberti a Cuneo, la sua città, fermarsi un attimo e pensare: ecco, sono partita da qui, sono andata in una grande metropoli e ce l’ho fatta?
Ogni tanto quando mi vedo con altri amici più famosi di me come Flavio Briatore, Paola Barale o altri personaggi della provincia riflettiamo insieme sulle difficoltà che incontra chi nasce in una piccola città. Beh, anche se Cuneo è famosa – lo diceva Totò che vantava di  essere uomo di mondo per aver fatto il militare a Cuneo – non è così grande da regalare prospettive interessanti, quelle stesse prospettive che invece può trovare una ragazza  che nasce a Milano o Roma dove ci sono più opportunità e più occasioni. La partenza è molto diversa, e per una persona di provincia anche più difficile. Una ragazza di provincia che vuole emergere incontra molte più difficoltà, deve avere maggiore determinazione e una maggiore tenacia per riuscire.
Quanto conta la grinta, la voglia di farcela e la caparbietà per arrivare in alto?
È tutto. Io credo che se non si possiedono le caratteristiche che lei ha citato è praticamente impossibile. Poi soprattutto per una donna che scelga di fare politica in un ambiente nel quale per noi donne è come stare in trincea tutti i giorni e se non hai carattere e passione superiore a quelle di un uomo sparisci. Ecco allora che si sopperisce a questi handicap di partenza con la grinta e la passione e con la consapevolezza della tua forza.
C’è qualche ricordo particolare della sua infanzia a Cuneo che ricorda con particolare piacere?
Io ricordo tutto volentieri perché la mia è stata una bella infanzia. Ho una bella famiglia, siamo tre fratelli, ci vogliamo bene ed ho quindi  degli ottimi ricordi. Mi auguro che un giorno mio figlio possa avere nel cuore i ricordi di un’infanzia felice almeno quanto la mia.
Si ricorda del giorno in cui suo padre la mandò a raccogliere le fragole a Peveragno?
Eccome se me lo ricordo! Ricordo con piacere quei giorni a Peveragno. É stata un’esperienza che in qualche modo mi ha segnata. Vede, io sono cresciuta in una famiglia nella quale non si aveva niente per niente, nel senso che per mio padre non esisteva il regalo quando si era promossi e perché ci si laureava. Mio padre ci ha educati ricordandoci sempre che le cose si possono ottenere solo attraverso il lavoro. Sono andata a raccogliere le fragole a tredici anni perché volevo andare a studiare l’inglese; questo non era certo un desiderio così effimero eppure secondo mio padre dovevo guadagnarmelo. Oggi sono quella che sono grazie soprattutto all’educazione di mio padre. Forse il fatto di essere una donna tenace nasce proprio dal fatto dall’aver avuto un’educazione molto rigida.
Lei è una donna dalle molteplici attività. È parlamentare, imprenditrice, anima i salotti che contano a Milano e Roma. Come preferirebbe essere ricordata negli anni?
Guardi, la mia grande passione è la politica che rappresenta la stagione attuale della mia vita. Prima di fare politica ho fatto altre cose, mentre oggi la politica mi piace davvero molto perché ti dà il potere di fare delle cose per gli altri. Sinceramente se qualcuno parlasse un giorno di me mi farebbe piacere che mi si ricordasse come una autorevole politica.
Essere diventata un  politico era  un segno predeterminato o le è capitato così per i casi fortuiti della vita?
Il mio incontro con la politica non è stato casuale. Lo immaginavo e lo cercavo davvero. A diciassette anni quando frequentavo il liceo, in un famoso programma che era stato girato a Cuneo e che si chiamava “Viva le donne”, programma in cui le intervistate raccontavano i sogni per il proprio futuro, io dissi: mi piacerebbe fare il Ministro del Tesoro...
Così tanto per cominciare...
Essendo un sogno non c’erano limiti! Però come vede non è stato un incontro tanto casuale anche se quando la politica l’ho incontrata davvero, non ci pensavo più tanto. Ma dentro di me, dentro i miei sogni di ragazzina c’era quello di fare politica.
A proposito di donne e politica, Alessandra Mussolini recentemente ha lasciato il suo partito. Tra voi non è mai corso buon sangue e alcune contrapposizioni hanno riempito le pagine dei giornali e alimentato il gossip per molto tempo. Le sta così antipatica la Mussolini?
Ma no! Con Alessandra ho sempre avuto un ottimo rapporto umano. Non ho mai avuto invece un buon rapporto politico, perché nonostante il nome che porta per me non è una donna di destra. Alessandra ha sempre fatto battaglie che culturalmente non appartengono né potevano appartenere alle donne di destra. Ha fatto più battaglie con la sinistra di Livia Turco e si è quasi sempre trovata in disaccordo con le posizioni di una donna di destra e con delle donne di Alleanza Nazionale. Adesso che è andata via dal partito posso dire che mi dispiace da un punto di vista personale, però capisco il suo travaglio.
Crede che l’abbandono del partito di Alessandra Mussolini possa causare qualche contraccolpo ad AN?
Ma nemmeno per sogno! Gli unici contraccolpi saranno i suoi.
Si racconta che un giorno suo padre le disse: fai cosa vuoi, frequenta chi ti pare, ma non portarmi in casa un comunista. Ma i comunisti oggi ci sono ancora, fanno così paura come dice Berlusconi o si tratta di uno slogan inventato per sventolare lo spauracchio di un’epoca che appartiene solo alla storia?
Per la verità mio padre diceva né un comunista né un terrone. Io non ho sposato un comunista, ma il padre di mio figlio è lucano per cui un po’ ho disubbidito. Nel frattempo però mio padre ha cambiato idea. Per quanto riguarda i comunisti è meglio stare con occhi aperti e a me fanno sempre paura.  Per questo mi sento profondamente grata al nostro presidente del Consiglio il quale ha impedito che si consegnasse l’Italia ai comunisti. Esistono, stia tranquillo, esistono! Io li incontro tutti i giorni in parlamento.
Se un giorno Berlusconi le dicesse: senti Daniela fai una legge, quella che ti sta a cuore, falla tu noi poi provvediamo ad approvarla. Cosa farebbe?
Beh, qualche legge dello Stato nella mia breve legislatura l’ho fatta. Oggi come oggi farei una legge per diminuire la pressione fiscale. Perché trovo che avere un socio, lo Stato, che si prende il cinquanta per cento sia un po’ eccessivo, anzi decisamente esoso.
A proposito di leader, com’è Gianfranco Fini, il suo segretario.
È un leader lungimirante. Ci ha dato una rotta quando molti nel partito non erano ancora pronti a percorrerla. Ma ha avuto ragione lui. Come tutti i leader è un passo avanti a tutti gli altri.
Secondo lei, onorevole, Fini potrebbe in un futuro neanche troppo lontano, diventare presidente del Consiglio?
Credo che Gianfranco possieda tutte le qualità per essere un validissimo presidente del Consiglio. Ha creato una destra moderna e ha una visione dello Stato degna di uno statista.
Come riesce a conciliare i suoi molteplici impegni pubblici con il ruolo di mamma? Trova il tempo per stare  con Lorenzo, il suo bambino?
Guardi, il mio Lorenzo è un bambino molto bravo e molto duttile e da quando è nato è sempre stato in giro con me. È stato con me nelle campagne elettorali, è qui questa sera. Certo per una donna che fa politica o fa l’imprenditrice, io poi sono imprenditore e politica,    due lavori piuttosto impegnativi, richiede di possedere una grande organizzazione. Io penso che i figli siano in affitto e non una nostra proprietà, il compito che noi  genitori abbiamo è quello di educarli ad essere uomini liberi e indipendenti. Mio figlio lo vedo come  un aquilone del quale adesso  io tengo stretto il filo che lo lega a me. Spero che il giorno in cui quel filo si sarà spezzato di essere stata una madre in grado di aver forgiato un uomo libero e indipendente.
Le capita mai di sognare qualcosa in particolare?  
Io non sono una sognatrice romantica, ma sono una sognatrice. Sogno di vedere un domani mio figlio che diventa un ragazzo, un uomo come lo vorrei io. Poi magari sarò disattesa perché quando si hanno delle aspettative per i figli questi solitamente fanno altre cose. Io per esempio non sono quella che mio padre avrebbe voluto che fossi. Lui sognava per me un posto nella sua azienda e quindi non so se il bilancio che fa  mio padre nei confronti di sua figlia sia positivo. Sogno poi una maggiore rappresentanza politica per le donne che sono il 53 per cento della popolazione del Paese e hanno il cinque per cento di rappresentanza in politica. Infine, anche se può apparire utopico, sogno un mondo migliore per tutti.
Come può essere definito  un salotto. Quel  salotto di cui si favoleggia sui giornali e in TV?
Molto spesso sui giornali parlano di me come della “signora dei salotti”. Intanto io accetto questa definizione nell’accezione più giusta del termine. Il salotto nasce nel ‘700 come luogo d’incontro per letterati e politici,  era il posto dove si scambiavano le proprie idee e si decidevano anche molte cose importanti. Oggi il salotto aumenta il nostro network di conoscenza e poi, magari a tavola, si prendono decisioni per leggi dello Stato, si favoriscono incontri tra imprenditori. Il salotto è fondamentale, in quanto offre molte opportunità per le  pubbliche relazioni. Credo che i politici facciano più politica nei salotti che in Parlamento.  
Infine, onorevole, vorrei che definisse Cuneo con un aggettivo.
Rassicurante. Cuneo è una città rassicurante che ti tiene protetto come sotto una campana.  Quando sono a Cuneo mi sento molto rassicurata. Per questo ci torno sempre volentieri.