Dimissioni

09.05.2015 07:17

Non è che ciò che succede all’estero è sempre migliore di ciò che capita in Italia, e non cediamo neppure alla tentazione di utilizzare l’estero per sostenere le tesi proprie come fanno spesso i politici per loro uso e consumo. Oggi guardiamo all’estero, nella specifico alla Gran Bretagna, perché da lì ci arriva una lezione di quelle che dovrebbe (il condizionale naturalmente è d’obbligo) fare scuola anche se temiamo che sarà accolta da tante orecchie da mercante. Le recentissime elezioni in Gran Bretagna, quelle che hanno riconfermato alla grande David Cameron hanno visto praticamente in diretta le dimissioni dei tre leader sconfitti. Il tutto è avvenuto in meno di due ore dai risultati definitivi. Gli sconfitti non hanno annunciato assemblee, non hanno fatto raffronti con i dati delle elezioni precedenti, non si sono arrovellati attorno a qualche percentuale sulla quale provare ad appendere il cappello… No, nulla di tutto questo. 120 minuti dopo il voto i leader del labour, del Ukip e dei Libdem rispettivamente Edward  Miliband, Nigel FarageNick Clegg hanno salutato tutti dopo aver preso coscienza della sonora sconfitta. Le motivazioni? Molto semplici, quasi lapalissiane: “Noi che abbiamo fallito lasciamo ad altri la possibilità di portare avanti le nostre idee”. Ora, per tornare al punto di partenza, pensate a cosa è sempre successo e forse succederà ancora in Italia dove da perdere a vincere i leader non lasciano la poltrona nemmeno a cannonate. O, se la lasciano magari mesi dopo, provano a condizionare la strada all’erede. Le lezione inglese è di quelle che fa riflettere e forse spiga perché nonostante l’Inghilterra usi la sterlina e guidi a sinistra detta ancora legge nel mondo. Da noi, invece, di fronte alle debacle ci saremmo trovati in Tv i trombati a raccontare storielle e magari accusare tutti, dalla stampa alla Tv, dai poteri forti alle logge segrete, pur di provare a galleggiare. E pesare che a volte non sono i poteri forti che fanno vincere, per perdere bastano e avanzano i pensieri deboli di qualche comprimario che si atteggia a protagonista .


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