Divisione

04.06.2015 06:03

Se non fossimo in Italia certe notizie troverebbero posto nell’ultima pagina di un giornale di provincia. Invece il fatto che i Popolari per l’Italia hanno deciso di lasciare la maggioranza e andarsene per il loro destino diventa una notizia di apertura in quasi tutti giornali italiani. Chi sono i Popolari per l’Italia? Intanto va detto che al Senato sono in tre, di cui uno dopo l’annuncio dell’uscita dalla maggioranza ha pensato bene di lasciare il minuscolo partito e starsene al calduccio come sottosegretario del governo Renzi. Dunque, per rispondere alla domanda di cui sopra i Popolari per l’Italia sono l’ennesima briciola di quella meteora che fu la Scelta Civica di Mario Monti il più grande flop politico (con Rivoluzione Civile di Antonino Ingoia) della recente storia politica italiana. Le ragioni dell’abbandono con tanto di dichiarazioni Urbi et Orbi sostanzialmente sono che i TRE popolari non hanno trovato considerazione all’interno del Governo. Per quanto strano possa apparire la verità ufficiale diramata è proprio questa. Se ancora non è scappato da ridere allora è bene dare risalto alle intenzioni future del mini gruppo. Eccone uno stralcio: “Le nostre idee contribuiranno alla costruzione e all’organizzazione di una maggioranza politica nel Paese centrata sui valori popolari e liberali”. Capito? Il bello di tutta questa storia è che della vecchia casa madre di Scelta Civica, ribattezzata presto Sciolta Civica, non è rimasto praticamente nulla, se non un altro minuscolo partitino formato da un paio di deputati. Tutto il resto, che già era poca cosa, si è sistemato qua e là tra il Pd e una miriade di altri partitini e sigle semisconosciute. Insomma a questi politici è riuscito il vero capolavoro della scienza: dividere l’atomo in più parti. L’unica menzione degna di nota è che l’abbandono della maggioranza da parte di Mario Mauro (ex Forza Italia, ex montiano) e Tito Di Maggio al Senato farà in modo che la già risicata maggioranza di Renzi in teoria traballi un po’ di più. Ma è solo una teoria. Infatti stiamone certi, per due che lasciano ce ne sono altri pronti ad entrare. Perché com’è noto, entra od esci da un partito o dall’altro, il risultato che si prefiggono questi deputati avvezzi alla transumanza è sempre quello di non perdere lo scranno che garantisce loro lustro, prebende e soprattutto un lauto compenso. Tutto il resto è storia nota: de Franza o de Spagna purché se magna!


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